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Azienda Fisco e Società

Archivio Approfondimenti - Canale Tematico - Lavoro e Previdenza

IVA: il presupposto oggettivo, la cessione di beni - II parte

13.10.2009 Il discrimine fra operazione in campo ovvero fuori dal campo di applicazione dell'imposta.
Approfondimento Contenuti dell'approfondimento
Parte I - approfondimento disponibile. 1. Generalità
2. Le assimilazioni
2.1 vendite con riserva di proprietà
Parte II - trattazione oggetto del presente approfondimento. 2.2. Locazioni con obbligo di trasferimento della proprietà vincolante per entrambe le parti
2.3. Passaggio di beni fra committente e commissionario
Parte III - approfondimento disponibile. 2.4. Cessioni gratuite di beni
Parte IV - approfondimento disponibile. 2.5. Destinazione di beni a finalità estranee all'attività economica (autoconsumo)
2.6. Assegnazione di beni ai soci
Parte V - approfondimento disponibile dal 3 novembre 2009. 3. Le esclusioni
3.1. Cessioni di danaro
3.2. Cessioni/conferimenti di aziende o rami di azienda
3.3. Cessioni di terreni non edificabili
3.4. Cessioni di campioni di modico valore
3.5. Passaggi di beni in dipendenza di fusioni, scissioni e trasformazioni societarie
3.6. Cessioni di valori bollati e postali
3.7. Cessioni di beni soggette alla disciplina dei concorsi a premio

La cessione di beni rappresenta il primo presupposto oggettivo individuato dalla normativa Iva, in presenza del quale, ricorrendo anche gli altri requisiti (soggettivo e territoriale) una operazione diviene soggetta ad imposta.

2.2. Locazioni con obbligo di trasferimento della proprietà vincolante per entrambe le parti

Queste operazioni, stante il carattere obbligatorio del trasferimento della titolarità del bene, sono considerate cessioni, anziché prestazioni di servizi, e sono soggette ad IVA per l'intero ammontare pattuito sin dalla stipula, onde evitare l'inutile procrastinarsi di un debito tributario certo. 
Giova notare come si incorra in questa fattispecie solo ove il vincolo sul trasferimento della proprietà grava su entrambe le parti, talché se ne pone al di fuori il contratto di leasing, in cui il vincolo investe il solo locatore.

2.3. Passaggio di beni fra committente e commissionario
Nella normativa IVA, per effetto di una fictio iuris disposta dalla norma in rassegna, in linea con il dettato comunitario, si considerano cessioni di beni anche i passaggi di beni in esecuzione di un contratto di commissione. 
Tale istituto si qualifica, ex art. 1731 c.c., come una particolare forma di mandato senza rappresentanza, avente ad oggetto l'acquisto o la vendita di beni per conto del committente e in nome del commissionario. 
Mancando la spendita del nome del primo soggetto, si parla in proposito di una forma di intermediazione "opaca". 
Sul piano strettamente civilistico, nel caso di mandato alla vendita, il commissionario cede i beni del committente al terzo cessionario senza acquisirne preventivamente la proprietà, e nel caso di mandato all'acquisto, il committente acquisisce la titolarità dei beni per via diretta, senza alcun passaggio degli stessi per il commissionario. 
Ebbene, per esigenze connesse alla corretta applicazione delle regole di detrazione e rivalsa, questa fattispecie, in ambito IVA, è gestita attraverso la configurazione di un "doppio passaggio", che dà luogo ad altrettante situazioni imponibili: nell'ipotesi di vendita, a fronte della transazione conclusa con il cessionario, è "simulata" una cessione interna al rapporto di mandato, fra committente e commissionario; nell'acquisto, specularmente, alla acquisizione presso il terzo cedente, fa seguito una cessione fra commissionario e committente. 

Questa particolare caratterizzazione della fattispecie ha altresì riflessi sulla determinazione della base imponibile, che segue regole altrettanto sui generis: nella commissione alla vendita il commissionario fattura ordinariamente con IVA la cessione e il committente emette fattura nei confronti di questo per un importo pari al corrispettivo di vendita diminuito della provvigione ad esso spettante; nell'acquisto, il commissionario effettua l'acquisto presso il terzo cedente per poi rifatturare al committente il costo aumentato della propria provvigione. 

Da ciò deriva che la commissione è già inclusa nel valore delle merci, talché non rileva autonomamente come prestazione di servizi. 
Mette conto notare che il termine "passaggio", riferito ai beni, utilizzato dal legislatore fiscale, va inteso in una accezione atecnica, nel senso che, anche in ambito IVA, in linea con la disposizione recata dall'art. 1731 c.c., il contratto di commissione non presuppone il passaggio materiale dei beni tra committente e commissionario ma, anzi, ne prescinde completamente.
 
Infatti, "causa del contratto è quella di consentire, attraverso l'utilizzo di uno schema tipico, la conclusione dei contratti di compravendita in nome del commissionario e per conto del committente" e "la peculiarità del contratto di commissione consiste proprio nel fatto che il rapporto si svolge senza il passaggio dei beni tra committente e commissionario". 

Si deroga al descritto meccanismo laddove il committente della vendita non sia un soggetto passivo IVA ma, per esempio, un privato. 
In questo caso la quota trattenuta dal mandatario a titolo di commissione deve costituire oggetto di apposita fatturazione nei confronti del mandante come prestazione di servizi. 

Questo in quanto, chiarisce l'Amministrazione finanziaria, "la disposizione recata dall'art. 13, secondo comma, lett. b), del D.P.R. n. 633 del 1972, che consente di evitare una autonoma fatturazione della provvigione spettante al commissionario o al mandatario, non trova applicazione poiché essa presuppone che entrambe le parti del contratto di mandato o di commissione rivestano la qualifica di soggetti passivi d'imposta". 


Continua...

Matteo Mantovani
Estratto da Dispensa MAP n.5, maggio 2009

 

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