Eurogroup Adesione Codice Etico Privacy Sala stampa Rassegna stampa
Login Recupera Password
Dove siamo Richiesta Informazioni Suggerimenti/Reclami
Garanzia per il credito Finanza agevolata Consulenza gestionale Consulenza direzionale e strategica Sistemi per la qualità Energia
Home » Canale Tematico - Azienda Fisco e Società » Approfondimenti » La distribuzione di dividendi: aspetti civilistici

Azienda Fisco e Società

Archivio Approfondimenti - Canale Tematico - Lavoro e Previdenza

La distribuzione di dividendi: aspetti civilistici

28.04.2005 Procedere alla distribuzione di dividendi in una società di capitali richiede la conoscenza degli aspetti normativi relativi, sia civilistici che fiscali. Approfondiremo qui quelli civilistici. Affinché gli utili prodotti dalla società possano essere divisi tra i soci, in linea generale, in proporzione alle quote di patrimonio netto dagli stessi detenute, si rende necessario che - nel caso di società che adotta il sistema di amministrazione "classico", ovvero quello monistico - la stessa assemblea, che provvede anche all'approvazione del bilancio, delibera in ordine alla distribuzione degli utili e/o delle riserve di utili ai soci.
Diversamente, nel caso di adozione del sistema di amministrazione dualistico previsto degli artt. 2409-octies e ss. c.c., l'approvazione del bilancio e la deliberazione sulla distribuzione degli utili si dissociano fra loro: la prima è di competenza del consiglio di sorveglianza, mentre la delibera di distribuzione dell'utile resta di competenza dell'assemblea ordinaria ai sensi dell'art. 2364-bis, co. 1, n. 4, c.c.

Il diritto alla percezione del dividendo sorge, quindi, nel momento in cui l'assemblea dei soci delibera la distribuzione dell'utile ed è considerato un vero e proprio diritto di credito nei confronti della società.
Il dividendo deliberato può essere corrisposto in denaro o in natura, anche in mancanza di un'espressa clausola statutaria.
Nell'ipotesi in cui, in seguito alla delibera di distribuzione dell'utile, il socio non provvedesse all'incasso, a norma dell'art. 2949, c.c., il corrispondente diritto di credito sarebbe soggetto a prescrizione quinquennale.
Il verbale dell'assemblea dei soci con cui si delibera la distribuzione degli utili deve stabilire:
  • l'importo da distribuire;
  • la data a partire dalla quale sarà eseguibile il pagamento del dividendo;
  • la natura e l'importo del credito d'imposta eventualmente attribuito ai soci.
Va segnalato altresì che la distribuzione dei dividendi può essere deliberata anche in assenza di utili dell'esercizio, provvedendo, per esempio, alla distribuzione delle riserve di utili e/o di capitali.

Preme, tuttavia, ricordare come siano previste particolari disposizioni volte a limitare la distribuzione delle riserve, che portano a distinguere le riserve in funzione della loro distribuibilità e disponibilità.

La caratteristica civilistica della distribuibilità differisca da quella della disponibilità.
Infatti:
  • la disponibilità consiste nella possibilità di utilizzare la riserva per operazioni sul capitale (aumento di questo o copertura di perdite dell'esercizio);
  • la distribuibilità si sostanzia, invece, nella possibilità di attribuire ai soci - in linea generale, proporzionalmente alla loro partecipazione al capitale - somme per un importo in tutto o in parte corrispondente alla riserva.
Disponibilità e distribuibilità possono coesistere o non coesistere. In linea generale, pare comunque possibile sostenere che una riserva distribuibile sia anche disponibile, ma non il contrario (nel senso che, una riserva disponibile non sempre può risultare anche distribuibile).

La "Riserva da sovrapprezzo delle azioni", per esempio, è una riserva certamente disponibile (per l'aumento gratuito del capitale sociale e/o per la copertura di perdite dell'esercizio), mentre risulta (anche) distribuibile soltanto al ricorrere di una precisa condizione individuata dall'art. 2431, c.c., ovverosia soltanto laddove la "Riserva legale" abbia raggiunto il quinto del capitale sociale.

Un esempio, invece, di riserva non disponibile (e pertanto anche non distribuibile), è la "Riserva per azioni proprie in portafoglio", la quale deve rimanere iscritta tra le poste "ideali" del patrimonio netto per un ammontare pari all'importo delle azioni proprie iscritte all'attivo.
Sino a quando le azioni proprie permangono nel patrimonio della società, tale riserva non è disponibile per l'aumento gratuito del capitale, ovvero per coprire le perdite dell'esercizio.

Esistono poi taluni casi in cui riserve, che in linea teorica risulterebbero di per sé oggettivamente distribuibili, perdono invece tale caratteristica, quantomeno "per massa" indistinta, divenendo (almeno temporaneamente) riserve soltanto disponibili, senza per questo mutare la loro destinazione contabile originaria.
Si pensi, per esempio, al caso in cui la società iscriva nell'attivo dello Stato patrimoniale costi di impianto e di ampliamento, di ricerca, di sviluppo e di pubblicità aventi utilità pluriennale.
In tal caso, l'art. 2426, co. 1, n. 5), c.c., dispone che, fino a quando l'ammortamento dei predetti costi non è completato, "(¿) possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire l'ammontare dei costi non ammortizzati".
Pertanto, in tale caso laddove le riserve disponibili non fossero di ammontare almeno pari alla predetta grandezza, per l'importo eccedente sarebbe necessario imporre un vincolo di non distribuibilità (temporanea) sulla "massa" delle riserve distribuibili, le quali, pertanto, diverrebbero soltanto disponibili.
La "Riserva Legale" ha la funzione di rafforzare in aggiunta al capitale sociale la garanzia patrimoniale a favore dei creditori.
Essa si forma per effetto dell'accantonamento di una quota parte degli utili netti annuali risultanti dal bilancio d'esercizio, regolarmente approvato dall'assemblea, la quale è obbligata a procedere - ai sensi del più volte citato art. 2430, del c.c. - all'accantonamento ivi richiesto.

La "Riserva legale" non è distribuibile ai soci, mentre risulta disponibile per la copertura delle perdite (dopo aver, tuttavia, preventivamente utilizzato allo scopo tutte le riserve disponibili e distribuibili, e prima di intaccare il capitale sociale).
Secondo la dottrina e la giurisprudenza prevalente, invece, non risulterebbe disponibile per aumentare gratuitamente il capitale sociale.

Tale orientamento è confermato anche dal Principio contabile nazionale n. 28, il quale, richiamando il disposto dell'art. 2430, c.c., fa presente come la "Riserva Legale", sino a quando non raggiunga il quinto del capitale sociale, rappresenti una riserva disponibile solo per la copertura di perdite, non anche, quindi, per l'aumento del capitale sociale.
Essa, infatti, può essere "(¿) utilizzata (indipendentemente dall'entità raggiunta) solo per la copertura di perdite. In tal caso dovranno essere preventivamente utilizzate tutte le altre riserve disponibili e indisponibili".

Si ringrazia la redazione Map (www.tuttomap.it) per la collaborazione nel presente approfondimento.

Fonte: Eurocons - Area Consulenza Aziendale
Versione stampabile

Le soluzioni consulenziali EUROGROUP

  • BUSINESS PLAN Una consulenza ad hoc per pianificare il business plan, gestire e valorizzare l'attività d'impresa.