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Azienda Fisco e Società

Archivio Approfondimenti - Canale Tematico - Lavoro e Previdenza

La valutazione dell'azienda - Parte V

13.10.2008 Processo finalizzato alla stima del valore dell'azienda attraverso l'uso di metodologie specifiche.

Approfondimento Contenuti dell'approfondimento
Parte I - trattazione oggetto di precedente approfondimento. 1. I motivi alla base delle valutazioni aziendali
1.1. Perizie volontarie e perizie obbligatorie
1.2. Le caratteristiche del valore ed i requisiti del perito
1.3. Fasi operative della perizia
Parte II - trattazione oggetto di precedente approfondimento. 2. La stima del valore: Principali caratteristiche delle diverse metodologie
2.1. Premessa: i concetti di valore ed il loro significato pratico
2.2. Le metodologie: metodi di mercato e metodi indiretti
2.3. Il valore sulla base dei flussi
2.2.2. I metodi indiretti elaborati dalla dottrina economico-aziendalistica
2.2.1. I metodi che si basano sui prezzi di mercato
Parte III - trattazione oggetto di precedente approfondimento. 2.3.1. Il metodo reddituale
Parte IV - trattazione oggetto di precedente approfondimento. 2.3.2. Il metodo finanziario
2.4. Il valore sulla base dello stock
Parte V - trattazione oggetto del presente approfondimento. 2.5. I metodi misti
2.6. Gli effetti fiscali considerabili nella determinazione del valore
2.6.1. Effetti sul Patrimonio Netto Rettificato
2.6.2. Effetti sul Reddito Normalizzato
Parte VI - trattazione oggetto di prossimo approfondimento. 3. La scelta della metodologia in relazione alle finalità della perizia: aspetti particolari delle operazioni straordinarie
3.1. La cessione-acquisizione di aziende o rami
3.2. I conferimenti di aziende o rami
Parte VII - trattazione oggetto di prossimo approfondimento. 3.3. Le operazioni di fusione e scissione
3.4. Le operazioni di Trasformazione
Parte VIII - trattazione oggetto di prossimo approfondimento. 4. La valutazione nei gruppi aziendali
4.1. Premessa
4.2. La valutazione dei gruppi aziendali e l'uso del bilancio consolidato




L'elaborato offre al lettore una ricca panoramica sul complesso tema della valutazione aziendale, che è possibile definire sinteticamente come il processo finalizzato alla stima del valore dell'azienda (o del ramo d'azienda) attraverso l'utilizzo di una o più metodologie specifiche.
Oggi la valutazione delle aziende non è più un evento legato a situazioni straordinarie, ma una necessità frequente e diffusa, dettata dall'importanza strategica di una periodica misurazione delle performance aziendali.
2.5. I metodi misti
Tale metodologia trova origine dalle critiche mosse ai metodi di valutazione patrimoniali e reddituali ed ha proprio il pregio di considerare contemporaneamente entrambi gli aspetti.

In questo modo la maggiore obiettività del metodo patrimoniale viene affiancata dalla considerazione delle prospettive di reddito dell'azienda, si considera così sia il valore del patrimonio netto rettificato che la redditività aggiunta dell'impresa.
Non è difficile capire come, in tal modo, si é cercato di migliorare la logica e la razionalità delle stime assumendo come valore minimo del capitale economico il valore del patrimonio netto rettificato; a questo punto, dopo aver calcolato il suo rendimento, si procede a determinare l'eventuale goodwill (sovrareddito) da capitalizzare.

Naturalmente, quando la differenza tra il reddito atteso ed il rendimento del patrimonio netto dovesse avere segno negativo, ci si troverebbe di fronte ad un badwill (sottoreddito) che ridurrebbe il valore del patrimonio netto.

I procedimenti misti possono esprimersi come:

  • capitalizzazione limitata del profitto medio;
  • capitalizzazione illimitata del profitto medio;
  • capitalizzazione dei risultati netti di alcuni esercizi futuri.

Il tasso d'interesse "i" é volto a determinare un rendimento giudicato soddisfacente in relazione al grado di rischio presente nell'azienda da valutare.

Tale tasso può coincidere con quello utilizzabile nella metodologia reddituale (tasso normale di rendimento) se si considera il rischio proprio dell'impresa e non quello, preferito dalla dottrina, relativo al settore in cui opera.

Il tasso di attualizzazione "i'", a sua volta, rappresenta il compenso finanziario dovuto al "trascorrere del tempo".

Questo parametro non dipende dal rischio specifico dell'investimento nell'impresa, bensì si riferisce ad investimenti senza alcun rischio come potrebbero essere, a titolo di esempio, gli investimenti in titoli di Stato.

Applicando la metodologia mista attraverso la "capitalizzazione illimitata del profitto medio", il valore economico dell'azienda si ottiene dalla somma del patrimonio netto rettificato e del suo goodwill determinato come rendita perpetua, vale a dire supponendo che il sovrareddito si produca all'infinito.

Solitamente il metodo misto trova applicazione in presenza di:

  • necessità di mediare i rischi sull'attendibilità delle previsioni;
  • rilevanza degli intangible;
  • scopi particolari della perizia (fiscali, civilistici).

Le formule utilizzabili possono essere rappresentate dalle seguenti:

Metodo Misto con capitalizzazione limitata del sovrareddito medio

W = Pn + (R - iPn) a ni'

dove

W = valore dell'azienda
Pn  = patrimonio netto contabile rettificato
R = reddito normalizzato
i = tasso di capitalizzazione
i' = tasso di attualizzazione

Metodo Misto con capitalizzazione illimitata del sovrareddito medio

   (R - iK)
W = K + ---------------------------
   i'

Metodo Misto con capitalizzazione analitica dei sovraredditi di alcuni esercizi futuri

W = K + [(R1-i.K1).V1 + (R2-i.K2).V2 + (Rn-i.Kn).Vn]

dove

W = valore dell'azienda
K = patrimonio netto rettificato
R1, R2, Rn  = valore normale del reddito atteso per gli esercizi da 1 a n
i  = tasso di remunerazione del capitale investito
K1,K2, Kn = capitale netto da remunerare
V1, V2, Vn  = fattore di attualizzazione

2.6. Gli effetti fiscali considerabili nella determinazione del valore
Dalle indicazioni fornite per l'applicazione pratica delle metodologie sopra riportate deve rilevarsi come la variabile fiscale possa manifestare i suoi effetti sia sulla determinazione del Patrimonio Netto Rettificato (metodo patrimoniale semplice o complesso e metodi misti) che sul Reddito Normalizzato (metodi misti e metodi reddituali).
2.6.1. Effetti sul Patrimonio Netto Rettificato

Generalmente gli effetti in oggetto sono attribuibili alle possibili plusvalenze che possono emergere dalla riesposizione a valori correnti dei beni patrimoniali.

Il valore contabile delle attività immobilizzate spesso è rappresentato dal loro costo storico, a volte divergente dal valore corrente.
L'evidenziare o meno gli effetti fiscali correlabili alle plusvalenze (o minusvalenze) emergenti consiste, ove se ne ravveda la necessità, nel definire la relativa aliquota d'imposta da utilizzare devono tenere presenti i seguenti fattori:

  • il valore economico viene definito in un'ottica di continuità dell'azienda e, pertanto, i beni strumentali utili alla gestione aziendale non possono che essere oggetto di dismissione nel lungo periodo (per alcuni beni materiali, impianti, macchinari, ecc..., potrebbe addirittura esaurirsi il plusvalore);
  • spesso, in un'ottica di gruppo, le cessioni dei beni in oggetto, avvengono attraverso operazioni straordinarie fiscalmente agevolate in presenza di particolari condizioni (cessioni, fusioni, scissioni, conferimenti, cessioni di partecipazioni pex).

Considerare tali fattori porta inevitabilmente a dover adottare un'aliquota fiscale inferiore a quella ordinaria.

Naturalmente occorre indagare sui presupposti di cui sopra senza prendere decisioni arbitrarie.

Deve tenersi presente in ogni caso come la considerazione delle rettifiche fiscali è relativa ad effetti abbastanza distanti nel tempo e, pertanto, il carico fiscale non dovrebbe essere determinato con il tasso d'imposta vigente bensì con un tasso inferiore che tenga così conto di tale differimento.

Altri aspetti fiscali possono essere legati ai diversi regimi cui possono essere soggette le riserve che costituiscono il patrimonio netto contabile delle aziende.

Il patrimonio di un'azienda costituito da riserve che non scontano tassazione in caso di distribuzione o la scontano in minor misura ha un valore superiore rispetto a quello di un'altra azienda che si trova in condizioni opposte.

Considerare l'effetto fiscale connesso alle riserve che possono costituire il patrimonio netto contabile potrebbe avere senso solo nel caso di acquisto dei titoli che compongono il capitale sociale dell'azienda o nelle fusioni e scissioni.

Solo in queste fattispecie, infatti, si diventa proprietari di una società che mantiene le caratteristiche che il patrimonio netto aveva prima della cessione (cessione indiretta).

Nel caso di cessione diretta, acquisendo un complesso aziendale non si mantiene il patrimonio netto del cedente con le stesse caratteristiche che questo aveva e, pertanto, solo attraverso la cessione di azioni o quote l'acquirente potrebbe essere interessato alla natura delle riserve patrimoniali dell'azienda che indirettamente sta comprando.

Naturalmente dovrebbe tenersi presente come, in ogni caso, l'onere fiscale connesso alle riserve non liberamente distribuibili, essendo legato al verificarsi di determinati eventi (distribuzione) non é detto che si manifesti nel breve periodo, anzi è molto probabile la tesi contraria.

Ne deriva pertanto la necessità di procedere ad una sua attualizzazione al fine di stimarne, nella determinazione del valore dell'azienda, un effetto meglio corrispondente alla realtà; in merito si dovrebbe comunque fare riferimento ad un periodo abbastanza elevato, spesso individuato dalla dottrina intorno ai 15/20 anni.

2.6.2. Effetti sul Reddito Normalizzato
Anche il reddito normalizzato medio o analiticamente determinato deve tener conto della variabile fiscale.
Naturalmente in questo caso occorre procedere ad una vera e propria analisi delle previsioni che caratterizzano la "pianificazione fiscale".

Tutto ciò dovrà essere complementare con le scelte gestionali che sono state riflesse nelle assunzioni alla base delle previsioni utilizzate.

Oltre a tener conto dell'effetto fiscale legato alle variabili interne all'azienda non si potrà prescindere dall'influenza delle variabili esterne, vale a dire, per quanto possibile, soprattutto per il nostro Paese, degli sviluppi normativi che le disposizioni fiscali potrebbero avere nel tempo.

Continua...

Redazione MAP

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