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Moody's certifica "ufficialmente" lo stato di crisi del sistema creditizio e soprattutto lascia intendere che le turbolenze continueranno ad agitare i mercati e la finanza per tutto l'anno.
Nel secondo trimestre del 2008 la qualità del credito in Europa è scesa ai minimi dagli ultimi cinque anni: in uno studio l'agenzia di rating (che insieme a Standard&Poor's e Fitch è il giudice più autorevole sulla solvibilità di Governi e mercati) ha inoltre reso noto di aver bocciato 41 emittenti di debito. Tecnicamente si tratta di un downgrade, ossia la riduzione del rating: colpa dell'aumento dell'inflazione e del rallentamento della crescita economica, ossia uno scenario da stagflazione. Se si aggiungono anche meno utili per le aziende (alla luce dei consumi in contrazione), ecco che, prevede Moody's, «i rischi di fallimenti societari probabilmente aumenteranno».
Su 52 soggetti che hanno debito in circolazione sul mercato, e messi sotto osservazione dall'agenzia, appena il 13% potrebbe ottenere un upgrade, cioè una revisione al rialzo del rating. L'anno scorso la percentuale era stata del 27 per cento.
Nei soli tre mesi da aprile a giugno, poi, ci sono stati solo 12 upgrade, rispetto ai 41 downgrade. Il gap tra promozioni e bocciature è così sceso a -29, il peggior dato dall'inizio del 2003. Ma a preoccupare sono soprattutto le prospettive future e a Moody's non hanno dubbi: «È improbabile che il declino nel ciclo corrente del credito sia finito». Solo quattro emittenti finanziari sono sotto osservazione per un possibile miglioramento del rating, dieci sono a rischio downgrade, a conferma che il credito è ancora nella bufera.
Le stesse agenzie che giudicano Stati sovrani, società e singoli bond, sono poi a loro volta finite nel mirino per la scarsa vigilanza che avrebbero prestato nell'esplosione della crisi.
A fine giugno c'è stato un primo affondo con la Sec che le ha in parte svuotate del loro potere, riducendo l'autorevolezza dei rating delle agenzie, fino a oggi il faro degli investitori per giudicare l'affidabilità dei titoli di debito.
Ora un nuovo provvedimento è venuto dallo Iosco, la commissione internazionale che riunisce le varie autorità regolatorie mondiali: per S&P e Moody's c'è il rischio di essere sottoposte a ispezioni da parte degli stessi organi di vigilanza.
Se i mutui subprime, prestiti-casa a famiglie dal merito di credito traballante che in teoria non avrebbero potuto contagiare tutto il sistema finanziario, hanno innescato una crisi che a detta di molti è la peggiore dal crollo di Wall Street del 1929, è anche perché nelle maglie del sistema si è aperta una falla. E qualcosa nei controlli non ha funzionato.
Ora lo Iosco, riunitosi a Madrid, sta studiando un progetto internazionale per aumentare la vigilanza: le authority potrebbero scambiarsi informazioni e costituire una commissione per verificare che le agenzie rispettino un codice di comportamento volontario.
L'agenda potrebbe essere fissata già a settembre.
Il Sole 24 Ore - Simone Filippetti
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