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Non li aveva mai convinti fino in fondo, nonostante le rassicurazioni che i finanziamenti non sarebbero mancati e che il meccanismo di rating avrebbe reso tutto il sistema del credito più trasparente.
Vincenzo Boccia, vicepresidente della Piccola industria di Confindustria, imprenditore grafico, le battaglie se le ricorda bene: «Lo avevamo sempre detto, le regole di Basilea 2 sono troppo rigide per valutare le potenzialità di un'impresa, in nome della trasparenza alla fine ingessano il mercato».
Ora, con la crisi finanziaria, le riserve degli imprenditori hanno trovato due autorevolissimi interpreti, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.
Basilea 2, con i suoi meccanismi di rating e di valutazione del rischio «è morta», hanno detto al G7 a Washington.
C'è voluto il terremoto delle Borse e nel mondo bancario, la perdita di credibilità delle grandi società di rating per prendere atto, da parte delle istituzioni, che Basilea 2 va messa da parte.
Ma tra le imprese che in questi mesi ne hanno vissuto l'applicazione, le critiche sono diffuse.
«Basilea 2 è stata sbandierata come un accordo interbancario che avrebbe portato beneficio alle aziende virtuose.
Per le aziende si è rivelato un boomerang, e anche per le stesse banche: non si è raggiunto nè l'obiettivo di rendere trasparente il rapporto tra le banche, che si sono imprigionate nei rating, nè di rendere l'erogazione del credito rispondente allo stato di salute delle imprese, tanto che c'è stato un razionamento dei finanziamenti ancora prima della crisi finanziaria», commenta Luca Tacconi, imprenditore metalmeccanico dell'automotive, presidente del Confidi regionale umbro.
Tra i problemi non c'è solo la mancanza di credibilità dimostrata dalle agenzie di rating, quanto la scarsa funzionalità di parametri rigidi per erogare i soldi.
«Ci sono aspetti in un'azienda, che non sono espressi dai numeri ma che riguardano una visione d'insieme e di prospettiva: per esempio il valore del management, una rete commerciale innovativa, una successione organizzata.
Non vengono presi in considerazione nei parametri, ma sono importantissimi per decidere se finanziare o no un progetto», continua Boccia.
Non si tratta solo di dare i soldi a chi va bene e non darli a chi va male, come è nell'impostazione pro-ciclica di Basilea 2, criticata ora anche da Tremonti: «Bisogna saper scommettere sui progetti, le banche devono essere partner delle imprese», insiste Tacconi.
E poi c'è il problema dei controlli: «Una volta affidato il rating non ci sono verifiche tempestive», commenta Gianluigi Angelantoni, imprenditore che opera nel settore del fotovoltaico e della simulazione ambientale.
In prima battuta, l'idea delle regole, da Basilea 2 ai principi Ias, Angelantoni l'aveva valutata positivamente: «Si poteva evitare la discrezionalità delle decisione che a volte nei finanziamenti ha premiato più le relazioni dei progetti», continua l'imprenditore.
Ma oggi l'esigenza primaria diventa evitare il credit crunch.
Proprio in questi giorni Angelantoni era a Londra, per cercare un partner finanziario per Archimede, la società nel fotovoltaico, che dovrà fare a breve investimenti: «Preferisco un socio finanziario che indebitarmi. Nè voglio penalizzare la crescita del gruppo».
Tacconi già sta sperimentando in azienda gli effetti della crisi sull'economia reale: le commesse stanno calando del 30 per cento. Si vendono meno auto, anche perchè le banche hanno stretto sulle vendite a rate.
«La mancanza di liquidità si traduce in minori investimenti, minori consumi, minore produzione», dice Tacconi, che se la prende con quelle banche che «invece di stare vicino al territorio hanno assunto esperti di statistica per costruire modelli econometrici e creare prodotti da vendere a ignari risparmiatori. Un meccanismo tale che impedisce di valutare l'importo reale degli attivi delle banche».
Servono misure anticicliche, nel credito e da parte del Governo. E Boccia insiste su due: la detassazione degli utili reiunvestiti e un fisco agevolato sulla rivalutazione degli immobili aziendali.
«Se si vuole ritornare - conclude Boccia - ai fondamentali dell'economia, evitando i castelli di carta, allora bisogna sostenere la crescita delle aziende, intese come imprenditori e lavoratori».
Su una Basilea 3, annunciata da Draghi, mette le mani avanti: «Se dovesse ripristinare le rigidità, è un errore».
Il Sole 24 Ore - Nicoletta Picchio
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