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Home » Canale Tematico - Crediti e Finanza » Approfondimenti » Bce alza il prezzo della crisi.

Crediti e Finanza

Bce alza il prezzo della crisi.

26.06.2009 Rischi elevati, le banche Ue svaluteranno altri 283 miliardi di dollari.

Sul sistema bancario nella zona dell'euro gravano ancora 283 miliardi di dollari di perdite potenziali aggiuntive dovute essenzialmente a esposizioni su prestiti che si potranno trasformare in sofferenze e crediti inesigibili, entro il 2010. 
I write-down e i write-off che rischiano di dover essere smaltiti nei prossimi 18 mesi dalle banche in Eurolandia, su un totale di 649 miliardi di perdite potenziali provenienti da 1.500 miliardi di posizioni in titoli e 13.009 miliardi di prestiti (mutui e finanziamenti alle imprese) per il periodo 2007-2010, sono stati stimati dalla Banca centrale europea nel rapporto Financial Stability Review presentato ieri dal vice-presidente Lucas Papademos.

L'entità delle perdite in prospettiva secondo l'istituto di Francoforte potrà essere assorbita dalle banche con nuovi accantonamenti e utili non distribuiti, ma la redditività del sistema bancario nei prossimi due anni resta «molto incerta». 
La crisi economica potrebbe rivelarsi peggiore delle attese, per durezza e durata, e per questo banche, governi e operatori finanziari «dovranno rimanere molto allerta nel periodo a venire». 
Non è il momento di essere compiacenti, nonostante il recente rally delle Borse e i segnali incoraggianti di alcuni dati macroeconomici: per la Bce «i rischi per la stabilità finanziaria restano alti» e il ciclo del credito non ha toccato il fondo.

I calcoli della Bce risultano lievemente più ottimisti rispetto alle perdite potenziali da titoli (securities) e prestiti (loans) pari a 737 miliardi segnalate lo scorso aprile dal Fondo monetario per le banche europee, comprese quelle del Regno Unito, e rispetto ai 1.193 miliardi di perdite complessive potenziali per tutte le istituzioni finanziarie in Europa stimate dal Fondo. 
Per la Banca centrale europea, la voce più problematica per i bilanci delle banche nella zona dell'euro resta quella relativa ai prestiti: le perdite potenziali totali 2007-2010 dei loans sono valutate per 431 miliardi, sul totale di 649, ma solo 150 miliardi di sofferenze sono già emersi su esposizioni totali per oltre 13.000 miliardi. Mancano all'appello 281 miliardi di write-off. 
Le svalutazioni e write-down dei titoli nel portafoglio delle banche in Eurolandia (soprattutto cartolarizzazioni, CDO e obbligazioni societarie) sono per contro all'altezza della situazione: sui 218 miliardi di perdite potenziali da securities calcolate dalla Banca centrale europea, i write-down al maggio 2009 erano pari a 215 miliardi, dunque solo 3 miliardi in meno di quanto atteso.

Per evitare che banche e governi abbassino la guardia nella seconda metà del 2009 e in prospettiva nel 2010, Papademos ha messo in luce la lunga lista di pericoli che minacciano il sistema bancario di Eurolandia: l'obiettivo primario del Financial Stability Review è proprio quello di identificare le principali fonti di rischio e di vulnerabilità del sistema. 
La Bce dunque pone in cima alla lista dei pericoli l'andamento del settore privato (famiglie e consumatori) negli Usa: perchè il sistema bancario mondiale detiene 1.300 miliardi di dollari di cartolarizzazioni di mutui per l'acquisto di abitazioni e prestiti al consumo erogati negli Usa. 
Il prezzo delle case negli Usa calerà ancora (anche del 14%) prima di toccare il fondo a metà del 2010, ammonisce la Bce. 
Un altro settore rischioso è quello dei prestiti alle imprese non finanziarie americane: i default sui rating speculativi aumenteranno e molto, con impatti negativi sul mercato del lavoro e sui consumi Usa.

Tra i rischi che non dovranno essere sottovalutati nei prossimi mesi, l'istituto di Francoforte include l'andamento delle economie emergenti, che restano vulnerabili: i credit default swap (derivati per l'assicurazione contro l'insolvenza) degli Stati sovrani emergenti sono calati dai picchi del marzo 2009 ma restano ben sopra i livelli pre-crisi d'inizio 2007. 
Sul fronte europeo, la Bce registra il miglioramento del mercato interbancario, del rischio-Paese in termini di spread sui titoli di Stato di Eurolandia, il buon andamento del mercato azionario. 
A fine maggio, le banche nell'eurozona risultavano essersi capitalizzate più di quelle americane in relazione ai write-down, con iniezioni di capitale pubblico e privato pari al 119% delle svalutazioni in Eurolandia contro l'88.5% negli Usa. 
La Bce tuttavia ha esortato ieri le banche europee a utilizzare gli aiuti di Stato per rafforzarsi. 
E ha acceso un faro sul cattivo stato delle compagnie di assicurazione europee.


Isabella Bufacchi
Il Sole 24 Ore

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