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Crediti e Finanza

In banca piccolo è di nuovo bello: conta il territorio.

12.03.2009 Gli istituti locali hanno vinto il primo round; i grandi pronti a ripartire ma devono ristrutturarsi.

In banca piccolo è di nuovo bello? 
La prima parte della crisi ha certamente rivalutato le banche minori, ma ne ha anche accresciuto i rischi e, alla fine, piccolo potrà tornare bello ma solo se sarà anche efficiente. 
L'ultimo numero dell'Osservatorio monetario realizzato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano offre mille spunti di riflessione sugli effetti della crisi sull'industria bancaria. 
Si comincia finalmente a capire chi sono i vincitori e i vinti, anche se la partita è tutt'altro che finita.

Secondo il team degli economisti milanesi diretto da Marco Lossani la crisi sta premiando le banche locali di medie e piccole dimensioni perché, anche in una congiuntura negativa, «hanno costantemente mantenuto il focus su business tradizionali e sfruttato le connotazioni territoriali per sviluppare o preservare il proprio portafoglio clienti valorizzando il contenuto relazionale dei rapporti». 
A loro giudizio, la strategia messa in atto dalle banche minori è stata «premiante in termini di quote di mercato sia sul lato degli impieghi che della raccolta» e ha dato a questi istituti «un vantaggio di posizione agevolmente difendibile anche grazie alla semplicità del modello di business e delle strutture organizzative».

Ma è presto per cantare vittoria, sia perché l'incremento degli impieghi cementa i legami con il territorio ma accresce i rischio di deterioramento del portafoglio crediti, sia perché è prevedibile «un aumento delle pressioni concorrenziali sui mercati locali» del credito ad opera dei grandi gruppi.

In sostanza, le banche locali hanno vinto il primo round della crisi rispetto alle grandi, ma l'esito finale del match è tutto da vedere

Ecco perché la transizione in corso non dovrebbe indurre le banche locali a vivere sugli allori ma a realizzare interventi correttivi sui processi gestionali o sugli elementi di criticità, a partire dal controllo dei rischi. 
Le ampie differenze presenti nelle banche locali, sia tra le Popolari che tra le Bcc, in termini di redditività e di rischiosità dell'attività di intermediazione diranno chi è capace di mantenere il vantaggio competitivo acquisito e chi saprà resistere alla controffensiva delle banche maggiori sui mercati locali.

Recuperare spazio nel territorio è già in cima ai pensieri delle grandi banche italiane, come testimoniano il progetto Impresa Italia di Unicredit e il personale road show che sta facendo Alessandro Profumo in giro per il Paese ma anche la rinnovata attenzione che, per esplicita volontà di Corrado Passera, Intesa Sanpaolo sta dedicando ai distretti industriali.

Per le grandi banche nazionali l'Osservatorio monetario prevede un flight to semplicity attraverso una ri-focalizzazione sul business più tradizionale come risposta ai pesanti costi che la crisi sta imponendo loro in termini di razionalizzazione dei portafogli e delle strutture finanziarie. In prospettiva le grandi banche dovranno prepararsi a grossi cambiamenti:

  1. una ri-definizione della propensione al rischio, con un correlato ridimensionamento degli obiettivi di redditività ed un possibile rallentamento dei processi di crescita anche a seguito dei vincoli posti dalla struttura patrimoniale;
  2. un marcato downsizing delle dimensioni operative, quale effetto di razionalizzazioni e di semplificazioni nel modello di business, come risposta alla richiesta di maggior trasparenza manifestata dai mercati.

Di sicuro i tempi e le modalità dei cambiamenti saranno diversi da Paese a Paese e da gruppo bancario a gruppo bancario. Tuttavia, la percezione di poter realizzare recuperi di redditività solo nel medio periodo, potrà, secondo gli studiosi della Cattolica, tradursi per le grandi banche italiane, oltre che in un volo verso la semplicità, anche in un flight to relationship, che torni a valorizzare la "specialità" della banca nell'attività di intermediazione. 
Un segnale in tal senso è il nuovo sistema di incentivazione del management immaginato da alcune grandi banche, che dovrà essere calibrato su logiche di creazione di valore di medio periodo, meno incentrate sui tradizionali indicatori di mercato e più idonee a misurare il contenuto relazionale dell'attività bancaria e l'efficacia dei processi di selezione.

Insomma, la risposta alla crisi è molto complessa ma i primi effetti si colgono già.

Il Sole 24 Ore - Franco Locatelli

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