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Crediti e Finanza

Profumo: 'Il credito non chiude le porte'.

21.08.2008 Eccessiva la preoccupazione per il rischio di gravi di riduzione della disponibilità di credito.

Ormai da mesi si dibatte se sia o meno in atto una restrizione creditizia in Europa, e si osservano con estrema attenzione i dati bancari per rintracciarne eventuali segnali. 
Che vi sarà una moderazione nei ritmi di crescita dell'economia, accompagnata da un inevitabile rallentamento del credito nei prossimi mesi, mi pare, a questo punto, un fatto acquisito.

Il timore, però, che si possano innescare fenomeni gravi di riduzione della disponibilità di credito, in particolare nel nostro Paese, mi sembra eccessivo. Dirò di più. 
L'attenzione forse andrebbe spostata su un altro fenomeno che i dati sul credito stanno evidenziando. 
Mi riferisco in particolare al fatto che le imprese in Italia continuano a fare ampio ricorso al credito bancario, nonostante la congiuntura non favorevole.

Veniamo ai fatti. La crescita dei crediti concessi alle società non finanziare in Italia si è attestata in maggio al 12,6%, solo in lieve rallentamento rispetto alla espansione registrata nei mesi precedenti. Questo andamento è coerente con quanto sta accadendo in Eurozona, dove il credito alle imprese in maggio ha continuato ad esibire tassi di crescita annui superiori al 14%. A far da traino ai più recenti aumenti dei prestiti nell'area euro è stata soprattutto la accelerazione del credito alle imprese in Germania a partire dall'estate scorsa, sostenuta da un'ancora buona dinamica degli investimenti.

La situazione italiana si presenta tuttavia più complessa che nel resto di Eurozona: la corsa degli investimenti delle imprese ha, infatti, già registrato in Italia una brusca frenata. I conti economici trimestrali relativi agli investimenti mostrano un evidente declino. Il materializzarsi di un clima meno positivo per la nostra industria viene confermato poi dalle più recenti indicazioni qualitative: il grado di utilizzo della capacità produttiva è stato in Italia più basso della sua tendenza media di lungo periodo, mentre altri indicatori del clima di fiducia del settore manifatturiero mostrano un ulteriore arretramento in giugno, confermandosi al di sotto della soglia della stagnazione. 

A fronte di questo quadro potrebbe dunque sorprendere, a prima vista, la forte crescita del credito alle imprese italiane negli ultimi mesi. 
La contraddizione svanisce in fretta se si analizzano i dati sui profitti dell'industria. Secondo stime aggregate, dopo una buona crescita dei profitti nella prima parte del 2007, la redditività operativa delle imprese ha registrato un progressivo rallentamento. 
Il peggioramento della performance reddituale delle imprese inevitabilmente si accompagna ad una riduzione della loro possibilità di autofinanziamento, e spiega perché il ricorso al finanziamento esterno (e dunque al credito bancario) da parte delle imprese italiane rimanga ancora sostenuto. 

Se analizzata in un contesto più ampio, la dicotomia tra espansione del credito alle imprese ed investimenti in particolare, e sviluppo economico in generale, in Italia tende dunque a ricomporsi. Non solo, abbiamo già visto le imprese comportarsi in questo modo in situazioni simili. Il momento attuale presenta infatti notevoli analogie con quanto accaduto nel 2003, quando, a fronte di tassi di crescita negativi per investimenti e profitti, il credito alle imprese cresceva in Italia ad un tasso medio annuo del 7%. Nulla di cui stupirsi dunque.

In tale andamento del credito si percepisce, dunque, un fenomeno di grande rilievo: il rapporto tra banche ed imprese sembra dimostrarsi, alla prova dei fatti, un rapporto stabile, duraturo, capace di superare le prime difficoltà della congiuntura. 
Si tratta di un rapporto che le banche italiane hanno costruito nel tempo, attraverso la conoscenza delle aziende, la percezione della loro solidità, delle capacità imprenditoriali e del potenziale tecnico e competitivo di cui queste sono portatrici. Forti di questo patrimonio di conoscenza, anche di fronte all'ovvio peggioramento delle condizioni di rischio, le banche sono in grado di espandere il proprio supporto al settore produttivo. 
Peraltro, in un gran numero di casi, le imprese stesse negli ultimi anni hanno compiuto notevoli sforzi per migliorare la propria capacità competitiva, anche attraverso un processo di efficientamento e rafforzamento patrimoniale. Resta circoscritta la debolezza di alcune imprese e di alcuni settori. 
La banca sta continuando allora a concedere credito senza difficoltà alle imprese più virtuose e trasparenti - pur nella chiara evidenza del deterioramento nelle condizioni esterne - mentre per quelle meno virtuose ci si attende che si compia uno sforzo maggiore nel processo di selezione, avviandosi verso operazioni di ristrutturazione e rilancio.

È possibile allora leggere nei dati anche la seguente storia: nonostante i segnali non positivi provenienti dall'industria, il credito bancario sta continuando a sostenere lo sviluppo delle imprese. Questa "abilità" delle banche nello svolgere il proprio ruolo di intermediari, in un momento così complesso, non fa che confermare il valore per il Paese di un sistema bancario che, negli ultimi anni, ha intrapreso un percorso di ristrutturazione, consolidamento e internazionalizzazione, e che, nel rispetto della concorrenza e delle leggi di mercato, ha accentuato la propria capacità di generare profitti nel soddisfare le esigenze della propria clientela.
Al di là dell'impegno delle banche e della consapevolezza sulle non facili sfide che le aziende si trovano a fronteggiare (prima fra tutte, l'impennata dei prezzi delle materie prime e l'apprezzamento dell'euro), mi pare però opportuna una riflessione sul fatto che il peggioramento in atto nella posizione finanziaria delle imprese italiane ponga degli inevitabili rischi per il futuro. È necessario allora uno sforzo comune per impedire che l'attenuazione delle attività di investimento e, più in generale, limitate possibilità di crescita della attività produttiva non acuiscano la debolezza della nostra economia rispetto ai principali partner di Eurozona.


Il Sole 24 Ore - Alessandro Profumo Amministratore delegato di UniCredit

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