26.05.2009
I parametri considerati strozzano il credito: modello da superare.
Da inizio anno i grafici sull'andamento della probabilità di default (Pd) delle imprese segnalano che la crisi sta avanzando verso l'economia reale. Lentamente, ma inesorabilmente.
La Pd è il principale parametro utilizzato dai modelli di rating, che se ben progettati, sono rilevatori fortemente sensibili ai mutamenti della qualità del credito.
Costruiti per essere predittivi, sono in grado di stimare con una buona probabilità se un'impresa andrà in default nel corso, in genere, dei dodici mesi successivi.
Essi non solo catturano i casi più gravi di insolvenza, ma anche livelli di difficoltà significativi, come il mancato pagamento di rate o sconfinamenti per un periodo superiore a 90 o 180 giorni, a seconda dei casi.
I modelli statistici di valutazione del merito creditizio sono alimentati da molte informazioni, qualitative e quantitative.
Tra i dati quantitativi, quelli di bilancio sono molto significativi, tenuto conto che possono pesare nella formazione del rating fino al 30%.
Pertanto, l'acquisizione dei dati economici e patrimoniali relativi ai bilanci 2008 potrebbe comportare un ulteriore peggioramento degli indicatori di solvibilità delle imprese italiane.
Con un effetto "boomerang" sul patrimonio regolamentare delle banche. Nel periodo di avvio di Basilea 2, infatti, le banche più virtuose, confermando le previsioni del Comitato di Basilea, hanno ottenuto un beneficio dalle nuove regole (solo in parte compensato dall'introduzione di un ulteriore requisito per il rischio operativo) in termini di minore assorbimento del patrimonio minimo di vigilanza.
Ora, però, con lo sviluppo della crisi, questo vantaggio potrebbe vanificarsi, con impatti sulle potenzialità di erogazione del credito.
Le informazioni qualitative descrivono le prospettive di sviluppo dell'impresa e il contesto in cui opera. La sua analisi è sempre rilevante; tuttavia, in una situazione di crisi assume una valenza ancora maggiore.
Valorizzando la conoscenza e il rapporto diretto con il cliente, questo elemento può consentire di riequilibrare l'impatto negativo dell'analisi quantitativa.
Le aree d'indagine sono molteplici (scelte imprenditoriali, esperienza e professionalità del personale dipendente, tra gli altri). L'analisi qualitativa, inoltre, non perde la sua efficacia nei confronti della piccola e media impresa, che rappresenta il principale operatore nel nostro tessuto economico. In questi casi, inoltre, sopperisce alla naturale minore rilevanza (o mancanza) dei dati di bilancio.
La prociclicità di Basilea 2 è la possibilità che l'applicazione delle sue regole nella fase espansiva del ciclo economico possa stimolare il finanziamento di progetti sempre più rischiosi, mentre in quella recessiva scoraggi il sostegno anche di quelli molto promettenti. In teoria, come evidenziato da un recente studio della Banca d'Italia, in un'economia senza "attriti" le regole di determinazione dei requisiti di capitale non dovrebbero generare questo tipo di effetto.
Se una banca è in grado di adeguare liberamente il suo capitale, i requisiti di Basilea 2 non dovrebbero indurre a negare il credito ai progetti che generano valore.
Tuttavia, come abbiamo osservato nella situazione di crisi corrente, i mercati finanziari non sono sempre perfetti. I requisiti patrimoniali basati sulla misurazione dei rischi, pertanto, tendono a generare prociclicità.
dLa motivazione, secondo lo studio ella Banca d'Italia, va ricercata nel fatto che il rischio è di per sé anticiclico, sia in termini di dimensione sia considerando il suo valore.
L'esposizione al rischio tende, infatti, ad aumentare durante le contrazioni del ciclo e a diminuire nei periodi di espansione.
Allo stesso modo il prezzo del rischio (che misura l'"avversione al rischio" degli investitori) diminuisce durante la fase di espansione e aumenta in quella recessiva.
Quindi, nella ricerca di equilibrio tra dotazione di capitale delle banche e capacità di erogazione del credito alle imprese, Basilea 2 potrebbe indurre a comportamenti che spingano l'economia reale nel senso di marcia già intrapreso, anche quando (come nella situazione di crisi attuale) non sarebbe auspicabile. La soluzione? Dare nuova forma e sostanza ai pilastri dell'Accordo con Basilea 3.
Enzo Rocca
Il Sole 24 Ore
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