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La comunità finanziaria di Washington si interroga sul futuro di alcune regole ritenute sinora pietre angolari del sistema.
E' il caso, ad esempio del sistema di ponderazione del rischio sui "ratio" patrimoniali delle banche (Basilea 2) che con ogni probabilità, vedrà profondamente modificata la sua veste attuale, entrata in vigore in Italia un anno fa.
Su questa indicazione, emersa dal G7, si sono trovati d'accordo il Governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum, Mario Draghi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che ha dichiarato con decisione: «Basilea 2 è morta».
Il ministro ha in primo luogo sottolineato che «dal nostro punto di vista la discussione sugli standard contabili, sulla contabilità, non è asettica, neutrale, ma è politica e rilevante. Dietro gli standard contabili e dietro la discussione su come riformarli - ha aggiunto- c'è in realtà un ragionamento politico che è scettico sui criteri contabili che riflettono un capitalismo veloce, molto "stressato" sui prezzi e pone l'esigenza di tornare a criteri più solidi, più tradizionali".
Poi, Tremonti chiarisce: "Quello che per noi è fondamentale, e come è emerso nella discussione anche da parte di tanti altri, gli Ias, cioè i nuovi criteri contabili, forse sono stati un errore e che Basilea 2 è morta. Oggettivamente questa è l'impressione. Oggettivamente, tutte quelle banche che sono fallite erano in regola con Basilea 2. Quindi c'è qualcosa che non va».
L'aver introdotto contemporanemente i nuovi ratios patrimoniali e gli Ias, troppo influenzati dalla dinamica turbolenta dei mercati, secondo Tremonti è stata una scelta sbagliata, che adesso va corretta. E Draghi condivide.
«Basilea 2 forse non è morta, ma di certo ha bisogno di essere resuscitata in un'altra forma».
Secondo Draghi il nuovo accordo andrà chiamato «Basilea 3», perchè «la debolezza più marcata che esso ha dimostrato in quest'ultimo anno è quella di rispecchiare un criterio altamente prociclico, un criterio che aggrava la posizione di chi già sta male.
Quindi va sicuramente rivista». Ma c'è un'altra ragione che milita a favore della revisione dell'accordo sui criteri prudenziali per il patrimonio delle banche: «Basilea 2 - spiega il Governatore - fa grande uso dei rating e, quindi, anche delle agenzie di rating.
E con la fiducia che oggi gira verso le agenzie di rating, capite bene che non è più diventato un criterio utile per decidere la capitalizzazione delle nostre banche».
Il Governatore ha anche battuto sulla necessità di profondi cambiamenti per organismi di valutazione del merito di credito: «Le agenzie di rating devono cambiare molto, debbono eliminare i conflitti di interesse ed essere più trasparenti nei metodi».
Il Sole 24 Ore - Rossella Bocciarelli
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