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Crediti e Finanza

Banche, da uno Studio Bankitalia si segnalano troppi localismi nella Ue.

21.08.2008 Ancora elevata la frammentazione del mercato Retail in molte regioni del Vecchio continente.

L'integrazione dei sistemi bancari ha fatto passi da gigante in Europa nell'ultimo decennio , sotto la spinta potente della politica monetaria unica e di una maggiore armonizzazione delle norme.

Ma ciò che ancora non può dirsi pienamente integrato è il mercato dei servizi bancari al dettaglio (retail), riservato essenzialmente a famiglie e a piccole imprese. Perchè? Di che cosa sono fatte barriere e frontiere che continuano a frenare l'integrazione? Se lo sono chiesto due economisti della Banca d'Italia, Massimiliano Affinito e Matteo Piazza e il risultato delle loro indagini realizzate con l'aiuto dell'econometria è stato appena pubblicato nei "Temi di discussione" dell'Istituto. «La prima barriera all'integrazione - spiegano gli economisti- deriva dal vantaggio informativo che le banche già operanti vantano nei confronti delle potenziali concorrenti».

A volte questo vantaggio rappresenta un costo cosi elevato per le banche entranti da impedirne l'accesso. Contribuiscono a innalzare questa barriera le differenze culturali e linguistiche esistenti in Europa, le varie tipologie di contratti bancari, i rapporti di clientela con i consumatori locali. La seconda barriera è di tipo regolamentare e nasce dai potenziali ostacoli che un'azienda di credito si trova di fronte in un mercato in cui esistono regole strutture proprietarie e di corporate governance diverse da quelle a cui è abituata.

Gli esperti di Bankitalia hanno condotto un'analisi a livello regionale, anzichè nazionale: hanno setacciato cioè le 147 regioni amministrative dei 13 paesi Ue (Lombardia, Borgogna, Baviera, Catalogna, Yorkshire...).

Oltre a dar conto di caratteristiche locali storiche, l'esame condotto a livello regionale permette di esaminare gli effetti delle asimmetrie informative nei rapporti fra banche e piccole imprese locali e tiene conto anche degli effetti delle numerose diversità relative alle lingue parlate in Europa.

L'indagine usa due indicatori di integrazione: un indice per il localismo, correlato con la quota di sportelli bancari in ciascuna regione posseduti da banche con la sede principale in quella stessa regione.

Il secondo indicatore è il numero di banche straniere presenti in ogni regione: dove ci sono meno banche straniere, l'integrazione è inferiore. Ed ecco i risultati: in primo luogo, osservano gli estensori, l'analisi econometrica suggerisce che sono soprattutto le asimmetrie informative e gli assetti proprietari ad aver maggiormente contribuito a segmentare il mercato.

Contano molto meno, invece, le differenze regolamentari fra i paesi della Ue. Inoltre, la presenza di minoranze linguistiche accresce il localismo bancario. Non basta: dove la dimensione media delle imprese è minore, il grado di localismo bancario risulta più elevato e la presenza di banche straniere diminuisce. 

Infine, annotano gli economisti di Bankitalia, l'indice di localismo tende ad essere più elevato dove la presenza dello Stato è più diffusa nel settore creditizio: Germania, Austria, Grecia e Portogallo.


Il Sole 24 Ore - Rossella Bocciarelli

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