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Entro più o meno un anno le agenzie di rating in Europa dovranno essere iscritte a un registro ed essere soggette a una più stretta sorveglianza.
È l'obiettivo della proposta di regolamento, presentata dal commissario Ue al Mercato interno, Charlie McCreevy e sottoposta all'esame di Consiglio ed Europarlamento.
Le misure costituiscono la prima risposta alla richiesta di un giro di vite sull'operato delle agenzie di rating, levatasi da più parti, dopo l'esplosione della crisi finanziaria. Lo stesso McCreevy, per quanto tendenzialmente cauto ad azionare la leva normativa, ha sostenuto di essersi convinto della necessità di un intervento legislativo già prima del propagarsi in Europa delle tempeste finanziarie di origine americana.
«Fin dal 2006 - ha spiegato McCreevy - sono stato colpito del fatto che Goldman Sachs avesse investito 3,7 miliardi di dollari sul crollo del mercato subprime, prima che le agenzie di rating provvedessero a declassarlo».
Pur senza nominarle esplicitamente, il commissario ha rilevato che le tre grandi aziende del settore, Standard & Poor's, Moody's e Fitch, e le più piccole specializzate, hanno condotto finora «una vita fatata» essendo in grado di dettare legge in molti segmenti di mercato, senza essere sottoposte ad adeguati controlli.
«Non si potevano lasciare le cose come stanno» ha concluso McCreevy, precisando che «sarebbe ingiusto considerare le agenzie di rating come il principale copevole della crisi, sono però uno degli attori che ha giocato un ruolo nel crack globale». «Voglio che l'Europa adotti un ruolo guida in questo settore» ha sostenuto il commissario, auspicando che anche Stati Uniti e altri partner si muovano sulla stessa linea.
In base al nuovo regolamento, tutte le agenzie di rating operanti in Europa dovranno sottoporsi a una procedura di registrazione volta a consentire alle autorità di vigilanza di controllare le valutazioni poi utilizzate da enti creditizi, dalle imprese di investimento, assicurazioni del settore vita, non vita e dalle imprese di riassicurazione, dagli organismi di investimento collettivo e dai fondi pensione.
Tutte queste entità finanziarie europee potranno far riferimento solo a rating emessi da agenzie registrate.
Le nuove regole cercano anche di evitare i conflitti di interessi e di imporre alle agenzie di rating di indicare le metodologie utilizzate per i propri giudizi.
Le imprese che operano nella valutazione del credito in Europa non potranno offrire servizi di consulenza, e non potranno offrire il rating di strumenti finanziari sui quali non abbiano sufficienti informazioni; ogni anno saranno obbligate a pubblicare un rapporto sulla trasparenza, e dovranno dotarsi di metodi di controllo interno per rivedere la qualità del rating; e avere almeno tre membri indipendenti del cda la cui remunerazione non dipenda dalla performance dell'agenzia nel rating, in carica per non oltre cinque anni e rimovibili solo in caso di errori professionali; e almeno uno di questi tre dovrà essere un esperto di cartolarizzazioni e finanza strutturata.
Secondo McCreevy, la proposta deve essere accolta con favore anche dalle stesse agenzie, in quanto contribuisce a consolidare «la loro reputazione che rimane il principale asset». Obiettivo condiviso da Standard and Poor's che ha però precisato di avere già in uso da tempo alcuni elementi proposti «come la rotazione degli analisti, il divieto di consulenza e la netta separazione tra il compenso degli analisti e le commissioni pagate dagli emittenti a cui si attribuiscono i rating».
Il Sole 24 Ore - Enrico Brivio
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