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Il progetto di medio-lungo periodo denominato "Industria 2015" sta progressivamente realizzando il suo obiettivo di modificare le strategie di politica economica, per renderle più adatte ai nuovi scenari competitivi creati dai processi di integrazione e globalizzazione che stiamo vivendo.
Allineandoci agli orientamenti seguiti dai maggiori Paesi industrializzati, il progetto ha inteso affiancare agli interventi di carattere automatico, improntati ad una logica di sostegno generalizzato all'economia, un sistema di azioni selettive indirizzate sugli obiettivi ritenuti di interesse preminente.
La fase di preparazione è stata piuttosto complessa: dopo la enunciazione del programma si è trattato di dare contenuto a quei sistemi di incentivazione "su misura" che dovevano sostituire gli aiuti a pioggia che avevano caratterizzato buona parte dell'intervento pubblico negli anni passati.
Tra questi strumenti l'attenzione si è focalizzata sui Progetti di Innovazione Industriale (PII) , mirati appunto a favorire lo sviluppo di specifici prodotti e servizi nelle aree tematiche individuate come più importanti per le maggiori ricadute sul sistema paese: l'efficienza energetica, la mobilità sostenibile, le nuove tecnologie per il made in Italy, le nuove tecnologie della vita, le tecnologie innovative per i beni e le attività culturali.
Per ognuna di queste aree è stato individuato un responsabile di progetto, scelto tra soggetti in possesso di comprovati requisiti di capacità ed esperienza, incaricato di predisporre le modalità attuative e procedurali per selezionare enti, imprese e associazioni da coinvolgere nella definizione dei progetti.
Quali responsabili di progetto sono stati nominati:
I primi tre, nominati da più tempo, avevano rivolto invito pubblico alla presentazione di idee progettuali allo scopo di meglio conoscere le tematiche di interesse e l'orientamento del tessuto industriale nazionale, il potenziale progettuale innovativo presente nel sistema, l'esistenza di filiere e/o sistemi di imprese in grado di sviluppare progetti di dimensioni significative.
La consultazione è stata estesa alle istituzioni pubbliche coinvolte ed alle Regioni, per individuare le iniziative già avviate o programmate a livello locale e - nel caso del progetto sulla mobilità sostenibile - per avere indicazioni sulle priorità da perseguire.
Sulla base dei risultati emersi dalle indagini, i responsabili hanno presentato i rispettivi Piani di Progetto di Innovazione Industriale, che hanno ottenuto il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni e sono stati adottati ufficialmente con decreto ministeriale.
Con provvedimento interministeriale (Ministero Sviluppo Economico, Ministero dell'Economia, Ministero Affari Regionali, Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità) sono anche state ripartite le risorse destinate a ciascun Progetto:
E sono infine stati emanati i bandi:
Prima di entrare nel dettaglio per esaminare i contenuti dei bandi ed i requisiti richiesti per concorrere all'assegnazione delle risorse, vi sono ancora un paio di considerazioni da sottolineare.
I Progetti di Innovazione Industriale non sono finalizzati esclusivamente al finanziamento delle iniziative imprenditoriali: essi individuano anche le azioni necessarie per creare l'ambiente favorevole al decollo dei progetti stessi ed all'investimento da parte delle imprese.
La realizzazione di infrastrutture scientifiche, una nuova regolamentazione e norme specifiche per facilitare l'utilizzo delle nuove tecnologie e per proteggere i diritti di proprietà intellettuale, il sostegno alla ricerca ed alla industrializzazione facilitando l'accesso al mercato da parte delle nuove imprese, lo sviluppo di filiere produttive.
Si tratta in definitiva di adeguare la politica d'incentivazione anche al nuovo meccanismo di innovazione che si sta delineando: la cosiddetta innovazione aperta (open innovation), come conseguenza della delocalizzazione non solo dei processi produttivi, ma degli stessi processi di R&S.
Il vantaggio competitivo dato dalla conoscenza non deriva solo più dai risultati della ricerca condotta all'interno della singola azienda e protetti da brevetto: vince ed eccelle chi riesce a fare "sistema" perché spesso non tutti i risultati della ricerca sono tradotti in applicazioni produttive da parte delle imprese che li producono e nel nuovo modello di collaborazione possono nascere vantaggiosi scambi di prodotti dell'innovazione, brevetti, licenze, ecc. Senza contare che così è possibile ripartire i costi e può nascere una maggiore propensione ad impegnarsi in progetti di portata più consistente.
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