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Finanza straordinaria

Ricapitalizzazione. Come l'intervento dei soci può cercare di risolvere gli squilibri del

07.03.2011 In caso di finanziamento è prevista la restituzione.

Gli squilibri finanziari delle aziende vengono spesso risolti con la ricapitalizzazione delle società direttamente dai soci. 
Questa metodologia è stata favorita anche dallo scudo fiscale dello scorso anno.

La ricapitalizzazione delle aziende da parte dei soci è incentivata anche dall'accordo per il credito alle piccole e medie imprese, firmato lo scorso 16 febbraio a Palazzo Chigi tra l'Abi e le categorie imprenditoriali. 
Basandosi sul fatto che se ci crede l'imprenditore, può crederci anche la banca, è stato semplificato il punto 7 dell'accordo, entrato in vigore il 3 agosto 2009, prevedendo finanziamenti agevolati per le imprese che avviano processi di rafforzamento patrimoniale, attraverso versamenti di capitale da parte dei soci.

Scudo fiscale
Dopo il rimpatrio o la regolarizzazione tramite lo scudo fiscale, il denaro e le altre attività scudate «possono essere destinate a qualunque finalità». 
Se sono state regolarizzate lasciandole all'estero, ad esempio, possono essere trasferite in Italia, nel rispetto delle disposizioni relative al monitoraggio fiscale. 
Se nel 2009 o entro il 30 aprile 2010 sono state rimpatriate attività detenute all'estero, queste non devono essere inserite nel modulo RW della dichiarazione dei redditi, mentre nel caso della regolarizzazione, l'esonero dall'obbligo di indicarle in RW vale per il modello «relativo al periodo d'imposta in corso alla data di presentazione della dichiarazione riservata».
Finanziamenti e versamenti
I soci possono versare denaro nelle casse sociali, tramite finanziamenti a titolo di mutuo o di versamenti a titolo di dotazioni patrimoniali (versamenti in c/capitale o a fondo perduto, per copertura perdite, in conto aumento di capitale o in conto futuro aumento di capitale).

La principale distinzione tra i finanziamenti soci e i versamenti a patrimonio netto riguarda la loro restituzione, la quale è prevista solo nel primo caso. 
I versamenti, infatti, possono essere restituiti solo in sede di liquidazione della società, ma eventuali perdite d'esercizio potrebbero eroderli.

Con il finanziamento soci, invece, sorge un debito della società, che si configura come un vero e proprio contratto di mutuo. 
In bilancio, quindi va imputato nella voce dello Stato patrimoniale D.3, «Debiti verso soci per finanziamenti».

Per le srl, però, il rimborso dei finanziamenti, concessi in un momento di «eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento», deve essere «postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito» alla società.

Se un socio decide di effettuare da solo dei versamenti in conto capitale, cioè in maniera non proporzionale rispetto alla propria quota di capitale sociale, può farlo, ma deve capire che un versamento maggiore rispetto alla propria percentuale non comporta il diritto a una maggior quota di utili ovvero a una specifica restituzione dell'apporto in sede di liquidazione. 
In quest'ultimo caso, quindi, le riserve formate con i versamenti in conto capitale devono essere ripartite in proporzione alle quote di partecipazione al capitale sociale dei soci, indipendentemente dalle modalità e dalle proporzioni con cui sono state versate le somme che le hanno alimentate.


IL SOLE 24 ORE
Luca De Stefani

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