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Avevamo già introdotto il tema dei "mobile codes" in un articolo di un paio d'anni fa.
Questo tipo di applicazioni della tecnologia al marketing ha nel frattempo continuato il suo percorso - pur senza diventare uno strumento di massa, ha sviluppato interessanti applicazioni di nicchia, che possono essere utili a parecchie aziende per risolvere problematiche specifiche.
L'uso più intuitivo è sicuramente quello dell'inserimento di informazioni sul prodotto, dando un modo abbastanza semplice e veloce (se si è già dotati del software, ovviamente) per approfondire il prodotto che ci ha interessato, semplicemente fotografando la confezione... senza quindi dover digitare lunghi indirizzi Internet sulla tastiera del telefonino.
In questo ambito, è emblematico l'utilizzo da parte di riviste (fra le antesignane, Panorama) di questi codici per permettere ai lettori di accedere facilmente a materiali supplementari che illustrano e arricchiscono multimedialmente gli articoli; in maniera analoga si può fare per spiegare meglio il nostro prodotto sullo scaffale - ad esempio illustrandone caratteristiche nutritive, modalità d'uso, possibilità di impiego e così via.
Rendendo quindi la confezione multimediale e dando una dimensione ulteriore alla comunicazione sul Punto Vendita; magari aiutando il possibile cliente a prendere una decisione favorevole verso il nostro prodotto grazie ad una migliore informazione.
In modo correlato si può segnalare l'uso dei QR code anche sui biglietti da visita - strumento di comunicazione sottoposto a strettissimi vincoli di spazio... ma che se arricchito di un codice a barre può essere la chiave per portare ad un sito che contenga profilo, curriculum e ogni altra forma di spiegazione e racconto autopromozionale.
Il QR Code può poi assumere una funzione di servizio, integrandosi strettamente con Internet - come nel caso delle ricette di cucina di un popolare programma televisivo della BBC. Ponendo in sovraimpressione sullo schermo TV il codice della pagina web della ricetta, il pubblico può concentrarsi sul seguire le spiegazioni, invece di prendere frettolosamente appunti su qualità e quantità degli ingredienti.
In realtà le possibilità legate all'uso di questi strumenti sono molto più vaste di quelle dei soliti materiali Punto Vendita - permettendo di essere creativi e lavorare sull'impatto derivante dall'apposizione di questo strumento di interattività in luoghi inaspettati - fino ad arrivare a casi limite: come l'uso del QR Code in un tatuaggio (ma questa la possiamo definire più arte che pubblicità) o addirittura sul pezzo inferiore del bikini delle giocatrici di Beach Volley della squadra inglese; si iniziano poi a vedere alcuni esempi dove l'inserimento dei QR code nella pubblicità stampa permette di rendere più multimediale o semplicemente più divertente il messaggio che l'azienda vuole portare al pubblico (e, su un fronte un po' laterale rispetto alla pubblicità, rendere più affascinanti perfino i francobolli).
Fino ad arrivare al QR code come strumento che permette l'acquisto vero e proprio del prodotto - come nel caso del supermercato Tesco in Corea - che ha trasformato una stazione della metropolitana (con l'affissione di lunghissimi poster) in un enorme scaffale di supermercato.
Da cui le persone potevano comprare, tramite il proprio cellulare, i prodotti e farseli consegnare direttamente a casa.
E' chiaro che questo tipo di operazioni sono da considerare come di "Geek Advertising", ovvero operazioni di comunicazione che fanno leva su concetti tecnologicamente avanzati e quindi rivolti ad un target che non può essere la massa indifferenziata o fasce di popolazione a scarsa confidenza con la tecnologia, ma proprio per questo potranno essere apprezzati da quella parte "Geek" del pubblico, quelle persone appassionate di tecnologia o semplicemente interessate dalle possibilità delle nuove tecnologia di portare un po' di magia, un po' di sorpresa nella relazione tra marca e target.
Che poi lo strumento siano i QR Code, il riconoscimento delle immagini da parte del cellulare senza particolari codici o (tra un po' di tempo) l'uso di chip integrati nel materiale pubblicitario, poco importa: più che la tecnologia in genere importa il concetto.
Roberto VENTURINI