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Internazionalizzazione

Segnali di ripresa nel Pil Usa

05.10.2009 Anche dal mercato del lavoro sono giunti segni di un miglioramento.

L'economia americana è più vicina all'uscita dalla recessione: il prodotto interno lordo nel secondo trimestre si è contratto soltanto dello 0,7 per cento. 
Meno, cioè, dell'1% finora calcolato, nonché dell'1,2% atteso dai mercati. 
E un dato che potrebbe essere foriero di un ritorno alla crescita - forse a un passo compreso tra il 3 e il 4% - nel terzo trimestre che si è concluso ieri.

«La crescita dovrebbe essere tornata positiva», ha detto Mark Vitner di Wells Fargo. 
L'incoraggiante revisione della performance nel secondo trimestre è stata trainata da minori tagli negli investimenti aziendali e nei consumi. 
Gli investimenti sono diminuiti del 9,6% invece che del 10,9%, mentre la spesa delle famiglie è scesa dello 0,9% anziché dell'1 per cento.

Anche dal mercato del lavoro sono giunti segni di un miglioramento, ma molto lento a conferma che l'occupazione è il grande tallone d'Achille della ripresa. 
Il settore privato ha perso 254mila posti in settembre (tuttavia se ne attendevano 240mila), stando al rapporto della società specializzata Adp.
 
Una flessione inferiore ai 277.000 posti persi in agosto e la più contenuta dal luglio del 2008. 
Il declino è tuttavia rimasto preoccupante, con 100mila posti eliminati dalle sole piccole aziende, quelle con meno di 50 dipendenti e le più colpite dal collasso del credito. Ed è stato più che sufficiente a far temere ulteriori aumenti del tasso di disoccupazione: il Dipartimento del Lavoro riporterà le sue statistiche ufficiali domani, tra previsioni di un incremento del tasso almeno al 9,8% dal 9,7% del mese scorso. 
Una protratta debolezza occupazionale, che danneggi la fiducia e i consumi, minaccia di frenare nuovamente l'economia nei prossimi mesi, tenendola sull'orlo di ricadute negli abissi della crisi. 
«Non siamo davanti alla prospettiva d'una rapida ripresa», ha ammonito Nigel Gault di IHS Global Insight.

Dal settore manifatturiero, inoltre, sono arrivati altri sintomi di grave fragilità: l'indice dei direttori acquisti delle imprese di Chicago, il cosiddetto Pmi della grande regione industriale attorno alla città, è scivolato a quota 46,1 in settembre da 50. 
Cadendo sotto la soglia dei 50 punti ha denunciato una nuova contrazione del comparto. 
E ha mostrato un'occupazione stagnante e un calo dei nuovi ordini alle aziende, sintomo di possibile debolezza in futuro. 
Data l'importanza dell'area di Chicago, l'andamento locale potrebbe riflettere difficiltà generalizzate: l'Intitute for Supply Management darà oggi l'indice nazionale, atteso a quota 53,5.

Presa tra l'ottimismo sulla fine della recessione e la paura degli ostacoli sul cammino dell'economia, Wall Street ha oscillato nervosamente. 
Deluso anzitutto dal malessere nel cuore industriale del paese, l'indice Dow Jones ha perso nelle prime ore di contrattazione oltre cento punti. In seguito il mercato ha ritrovato parzialmente coraggio: il Dow ha chiuso la seduta in calo dello 0,2 per cento, l'S&P ha recuperato e chiuso a -0,3. 
L'incertezza della Borsa è stata anche legata alla marcia al rialzo messa a segno nel corso dell'intero terzo trimestre: archiviata la seduta ieri, il Dow ha guadagnato negli ultimi tre mesi circa il 15%, il rialzo maggiore dal 1998.


Marco Valsania
IL SOLE 24 ORE

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