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Internazionalizzazione

Chi produce all'estero rimane anche in Italia.

25.06.2008 Il 98% delle imprese mantiene gli stabilimenti d'origine.

Le imprese italiane che producono all'estero rimangono attive anche sul territorio d'origine. 
Ben il 98,1% degli imprenditori interpellati non ha chiuso totalmente i propri stabilimenti in Italia pur avendo aperto relazioni produttive all'estero. 
Solo l'1,9% delle aziende che dichiarano di avere delocalizzato hanno infatti chiuso i propri stabilimenti italiani. 
Quest'ultime appartengono esclusivamente al settore industriale e sono localizzate al Nord-Est e nel Centro. 

Il dato è ancora più significativo se valutato nella sua evoluzione temporale: nel 2005 le imprese che affermavano di avere chiuso gli stabilimenti in Italia come effetto dell'avvio della produzione all'estero risultavano l'11,8%, un anno dopo si erano ridotte al 9,2% e nel 2007 al 3,6 per cento. Quindi, si tratta di un'esperienza che diminuisce progressivamente.

Se la quasi totalità delle imprese che producono direttamente all'estero hanno mantenuto una base in Italia, parimenti è avvenuto anche per un eventuale ridimensionamento dei propri occupati. Il 91,3% delle imprese che hanno aperto stabilimenti all'estero non ha realizzato un diminuzione del proprio organico. 
Per una grande minoranza tali processi sono comunque avvenuti in un quadro di ristrutturazioni. L'8,7% delle aziende afferma infatti di avere fortemente ridimensionato il proprio organico in conseguenza dell'apertura di stabilimenti all'estero. 

La marcata differenza con il dato relativo alla totale chiusura degli impianti in Italia (1,9%) si comprende tracciando il profilo delle aziende che hanno proceduto a un taglio del personale. In buona parte si tratta di imprese con meno di 49 addetti, il 13,6% delle quali dichiara di aver proceduto a un forte taglio del personale, contro il 4,3% di quelle con più di 50 dipendenti. 
Il fenomeno ha riguardato il 24,1% delle aziende delocalizzate del Centro e l'11,8% di quelle del Nord-Est, territori dove le imprese di ridotte dimensioni sono particolarmente diffuse. 
Anche in questo caso il fenomeno coinvolge unicamente imprese industriali (11,1% di quelle che attualmente producono all'estero).

Per quanto concerne l'acquisto sui mercati stranieri di beni e servizi, il 59,5% si serve completamente ancora sul mercato italiano e il 38,1% dichiara di ricorrervi solo in parte. Dunque, i processi di internazionalizzazione non fanno recidere le relazioni delle imprese con i propri subfornitori locali, considerato anche che solo il 2,4% degli imprenditori afferma di avere sostituito del tutto i fornitori italiani con quelli esteri.


Il Sole 24 Ore - Carlo Bergamasco

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