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«Il periodo più difficile è stato il quinquennio 2001-2005, in cui abbiamo perso circa 700 imprese e 15mila posti di lavoro, ma con il 2006 è iniziato il miglioramento, confermato dal 2007: non siamo un settore decotto, ma abbiamo dimostrato, in un momento di cambiamenti strutturali del mercato internazionale, una capacità di ripresa che molti non si aspettavano».
Vito Artioli, presidente dell'Anci, ha rivendicato i risultati 2007: 241,9 milioni di paia prodotti per un valore di 7,5 miliardi (+3,8% rispetto al 2006). Ancora migliori i dati sulle esportazioni, aumentate in valore (+6,2%), passando da 6,5 a 6,9 miliardi, e in volume (245,3 milioni paia con un prezzo medio in crescita del 5,5% sul 2006). Artioli non ha però nascosto le incognite che pesano sul 2008 e la necessità di prepararsi alla battaglia sui dazi da combattere in sede Ue: «Chiediamo da sempre di poter competere sui mercati internazionali ad armi pari, le regole del commercio globale devono essere chiare e soprattutto uguali per tutti - ha detto il presidente dell'Anci -.
Nel 2007 le importazioni hanno toccato il picco di 390 milioni di paia, in aumento del 7,3% sul 2006: resta immutata la forte pressione esercita dai Paesi del Far East. Abbiamo avuto una crescita in volume a due cifre per le importazioni dalla Cina (+16%) e dal Vietnam (+14,7%), nonostante la specifica contrazione per le voci in pelle, interessate dalle misure antidumping decise dall'Unione europea, che però in ottobre scadranno».
I primi dati sul 2008 consentono un cauto ottimismo: nel periodo gennaio-febbraio le esportazioni sono aumentare in quantità (+1,4%) e soprattutto in valore (+8,3%), con un'ulteriore crescita dei prezzi medi (+6,8%).
«Non abbiamo paura della globalizzazione, che continuiamo a considerare un'opportunità: l'internazionalizzazione è una via obbligata per restare competitivi - ha concluso Artioli -. Ma nessun settore, nessuna azienda, nessun imprenditore può accettare di competere in un contesto senza regole».
La forza del settore calzaturiero e industriale nel suo complesso è stata confermata dai dati elaborati dall'economista Marco Fortis, vicepresidente della fondazione Edison, da sempre sostenitore del modello italiano, basato sulle Pmi, sui distretti e sulle "quattro A": alimentare e vini, abbigliamento-moda (che comprende le calzature), arredo-casa, automazione-meccanica-plastica: «L'Italia è il pilastro dell'Unione europea nell'abbigliamento-moda con un surplus commerciale di 21 miliardi di euro nel 2006 - ha detto Fortis -. Grazie all'innovazione e alla qualità dei prodotti, il nostro Paese potrà continuare a mantenere un ruolo primario nei segmenti di più alto valore aggiunto dell'abbigliamento-moda, di cui il settore calzaturiero è un settore fondamentale».
Sui dazi è intervenuto poi Adolfo Urso, sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico, che ha confermato l'impegno suo e dell'intero Governo: «Abbiamo iniziato la battaglia del "made in" obbligatorio e dei dazi antidumping nel 2003 (quando Urso era viceministro per il Commercio esterno, ndr) e la porteremo avanti. Ma cercheremo anche di dare una nuova impostazione alle relazioni commerciali in sede Wto».
Il sostegno all'internazionalizazione proseguirà inoltre grazie all'Ice, come ha sottolineato Massimo Mamberti, direttore generale dell'Istituto per il commercio estero: «Oltre alle missioni e alle varie attività di promozione, investiremo sempre di più nei desk anti-contraffazione, già presenti nelle sedi Ice di 14 Paesi».
Il Sole 24 Ore - Giulia Crivelli
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