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Dicembre in grande spolvero per la bilancia commerciale italiana con i paesi terzi.
Nell'ultimo mese del 2009, infatti, l'export made in Italy verso tutti i paesi extra-Ue ha chiuso con una crescita consistente del 5,9% sul mese precedente.
A sua volta reduce da una performance attiva del 2,7% su ottobre.
Nello stesso mese, le importazioni hanno, invece, avuto una limatura dello 0,3 per cento.
Sicché il saldo commerciale ha chiuso con un attivo pari a 1,26 miliardi di euro, contro i meno 66 milioni accusati nel dicembre del 2008.
È quanto ha reso noto l'Istat, che ieri ha diffuso l'ultimo bollettino relativo all'anno appena terminato.
Una boccata di ossigeno per il made in Italy, dunque.
Un fascio di luce che rischiara un andamento congiunturale, con influenze anche sui valori tendenziali, visto che il confronto con il dicembre 2008 segna una flessione del 5,7%, mentre le importazioni scendono del -16,4 per cento.
Il dato annuo resta comunque in rosso pesante, pari a - 18 per cento e, tuttavia, assai meno pesante della perdita stimata nel piano programmatico (-22%).
Il consuntivo nei valori assoluti assesta in tutti i casi un taglio netto al deficit strutturale dell'interscambio con i paesi terzi, sceso a -2,3 miliardi rispetto a -21,4 miliardi del 2008.
Tutto questo, grazie all'ottimo andamento dell'export di farmaceutici (+25,4%) e mezzi di trasporto (+26,1), cui ha fatto da contraltare il raffreddamento dei prezzi dei prodotti energetici importati, petrolio in testa.
Ma anche grazie alle imprese e agli imprenditori italiani.
«Se il made in Italy è tornato a crescere - commenta il vice ministro dello Sviluppo economico, con delega al Commercio estero, Adolfo Urso - «il merito è delle nostre aziende che si sono mosse con destrezza sui mercati internazionali, consentendo all'Italia di fare meglio di quanto hanno fatto molti altri paesi dell'area Ocse». Di più.
Urso interpreta questo trend foriero di ulteriori passi avanti sulla via della ripresa economica, al punto da prevedere i flussi 2010 dell'export made in Italy in ulteriore crescita.
E dunque, con il saldo che dopo molti anni potrebbe sconfinare in territoro positivo.
L'ottimismo nasce dalla lettura dei risultati finora conseguiti in alcune aree di forte sviluppo.
In particolare i cosiddetti paesi "Bric": l'export nel 2009 verso il Brasile è aumentato del 23,3%, l'India ha segnato +21,6% e la Cina si è "fermata", si fa per dire, a +17,3 per cento.
L'unico paese "bric" che non è rimasto in linea è la Russia, ma qui le attese per il 2010 tendono nettamente al meglio.
Non di meno il made in Italy è tornato a muoversi con una marcia in più anche verso altre aree, come il Sud Africa (+14,2), la Svizzera (+10,8) e la Turchia, dove la crescita è risultata piuttosto tumultuosa (+40,3).
Nicola Dante Basile
IL SOLE 24 ORE