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Rimane stabile la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali. Il 45,8% degli imprenditori interpellati dichiara di intrattenere rapporti con l'estero, a fronte del 54,2% che svolge la propria attività esclusivamente entro i confini italiani.
La contenuta variazione rispetto al dato emerso nel 2007 (47%) dimostra il consolidamento delle aziende italiane all'estero, nonostante il rallentamento della crescita economica evidenziatosi negli ultimi dodici mesi.
Esiguo è il numero di aziende che sta pianificando il futuro allargamento del proprio business ai mercati stranieri (0,6%) e contenuto anche quello di chi non opera più nei Paesi esteri (3%).
L'internazionalizzazione si concentra tra le aziende localizzate nel Nord-Ovest (53,8%) e nel Nord-Est (53,4%).
Risulta meno diffusa tra quelle del Centro (41,8%), mentre il Sud e le Isole si collocano su livelli ancora inferiori (31%). Interessante è valutare la variazione rispetto al 2007: alla marcata crescita delle imprese del Nord Est sui mercati stranieri (dal 48,6% all'attuale 53,4%), si contrappongono le performance del Nord-Ovest (dal 54,9% al 53,8%) del Centro (dal 44% al 41,8%) e di Sud e Isole (dal 36% al 31%). Determinante in questo campo è la classe dimensionale dell'azienda: il 62,1% delle imprese attive sui mercati esteri ha più di 50 dipendenti, contro il 42,3% di quelle comprese tra i 10 e i 49 addetti.
Passando a un'analisi per settori si segnalano le imprese industriali, il 51% delle quali sono internazionalizzate.
Per quanto riguarda le modalità di rapporti con l'estero la più frequente è la vendita di prodotti e servizi, adottata dall'85,7% delle imprese internazionalizzate. Non si evidenziano differenze significative tra le macroaree, con le imprese del Nord-Ovest (87,6%) e del Centro (87%) lievemente sopra la media. La propensione a tale pratica è più frequente tra le imprese con più di 50 dipendenti (90,2%), appartenenti al settore dell'industria (90,1%) e dei servizi (90,4%).
Comune è anche il ricorso a fornitori stranieri, che vede il 69,4% delle imprese acquistare materie prime e altri servizi sui mercati esteri. In questo campo prevalgono le imprese del Nord-Ovest (74,9%), con più di 50 addetti (77,3%) e quelle appartenenti al settore del commercio (78%).
La commissione all'estero di produzione o servizi è praticata dal 37,2% delle imprese internazionalizzate. Il Nord-Ovest è l'area dove si utilizza maggiormente questo espediente (42,1%), mentre al Sud e nelle isole le imprese tendono a farvi meno ricorso (24,3%). Comparando i settori produttivi, spicca il dato relativo ai servizi (56,8%).
La produzione all'estero tramite strutture preesistenti è la scelta del 12,9% delle aziende.
La classe dimensionale ha qui un ruolo discriminante: vi fanno ricorso il 23,3% delle imprese con più di 50 addetti, a fronte del 9,6% di quelle che ne contano meno di 49.
Su livelli analoghi rispetto alla modalità precedente si attesta la produzione per mezzo di un nuovo stabilimento (13,1%).
In questo caso la differenza tra le imprese più grandi rispetto a quelle con meno di 49 addetti è ancora più marcata: 29,5% contro 7,9 per cento. Emergono anche le imprese industriali (16,4%) e quelle localizzate nel Nord-Ovest (16,9%).
La complessiva tenuta delle imprese italiane sui mercati internazionali si riflette per un verso nell'andamento analogo evidenziato dalle esportazioni e dalle commissioni all'estero di produzione o servizi tra 2007 e 2008: le prime passano dall'87,6% all'85,7%, le seconde dal 38,3% al 37,2 per cento. In un altro senso, nella flessione della produzione all'estero per mezzo di strutture preesistenti (dal 16,3% del 2007 al 12,9% del 2008), cui tuttavia corrisponde un aumento dell'apertura all'estero di stabilimenti (dal 10% al 13,1%). Pressoché invariato risulta nello stesso periodo inoltre l'utilizzo di fornitori esteri (dal 67,6% al 69,4%).
Per quasi un'impresa su due il livello di internazionalizzazione è il frutto di un'iniziativa autonoma: il 49,1% delle aziende che intrattengono rapporti con l'estero non si è appoggiato a nessun soggetto terzo per il proprio investimento estero.
Per contro, gli enti di cui le aziende si sono più frequentemente servite nel loro approccio ai mercati stranieri sono le associazioni di categoria (14,2%), le banche (9,5%), le società di consulenza (6,3%), le camere di commercio (5,9%).
Le imprese con meno di 49 addetti hanno manifestato una maggiore propensione al "fai da te" (50,7%), rispetto a quelle più grandi (43,6%).
Tendenza rispecchiata dal dato del Nord-Est (52,2%), area dove le piccole imprese sono particolarmente diffuse. Da uno sguardo ai dati del 2007 emergono il calo del ricorso alle camere di commercio (da 9,5% a 5,9%) e all'Ice (dall'6,7% al 4,3%). Contestualmente, si evidenzia l'ascesa della consuetudine a non appoggiarsi ad altri enti negli investimenti esteri (da 45,6% a 49,1%).
Il Sole 24 Ore - Carlo Bergamasco
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