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Lavoro e Previdenza

Archivio Approfondimenti - Canale Tematico - Azienda Fisco e Società

Differenze tra costi e vincoli nel contratto a chiamata e i "voucher"

30.09.2010 La formula intermittente è più cara, ma il buono è ammesso solo per prestazioni saltuarie.

Un lavoratore assunto con contratto a chiamata, costa circa il 60% in più di uno che presta la propria attività remunerata con i voucher. 
Un dato che, a prima vista, sembrerebbe dare la ovvia indicazione su quale sia lo strumento più conveniente per regolamentare un rapporto di lavoro che ha quale unica caratteristica comune, la gestione flessibile del tempo e delle necessità reciproche sia del datore di lavoro sia del prestatore. 

In effetti, come per ogni altra tipologia di prestazione lavorativa, non è la forma con cui viene regolarizzata, bensì la concreta modalità di realizzazione, a delinearne la corretta qualificazione giuridica ed il conseguente inquadramento. 

Il rapporto di lavoro a chiamata è caratterizzato dal vincolo di subordinazione e dalla continuità nel tempo dello stesso, ancorché sia consentita l'apposizione del termine e la prestazione non sia costante. 

Il sistema di retribuzione con i voucher è stato pensato invece per regolamentare quelle prestazioni occasionali, definite appunto "accessorie", che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario. 
Da questa demarcazione derivano: l'integrale applicazione di tutte le norme in materia di lavoro al primo (comprese quelle contrattuali), mentre per il secondo sono previste solo la copertura ai fini pensionistici e quella per gli infortuni sul lavoro.
Queste differenze generano una serie di obblighi in capo al datore di lavoro e di tutele nei confronti del lavoratore, nel contratto di lavoro a chiamata, che non esistono se non in forma minima, nel caso di utilizzo dei voucher. 
Non a caso il legislatore definisce, nel secondo caso, le parti, committente e prestatore in alternativa al più consueto datore di lavoro e lavoratore. 

Anche gli adempimenti formali sono del tutto diversi: assolutamente rigidi per il primo; limitato alla sola comunicazione, peraltro semplificata, di inizio del rapporto il secondo. 

L'importante differenza di costo deriva dall'assoggettamento alle normali aliquote contributive e assicurative, delle somme corrisposte al lavoratore assunto a chiamata. 
Il costo, inoltre, lievita in funzione dell'obbligo di corrispondere le mensilità aggiuntive e il trattamento di fine rapporto. 
In effetti va rilevato che il valore lordo del singolo voucher comprende anche una parte di contributi per il trattamento pensionistico, una per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ed una ulteriore quota di servizio che va al gestore (al momento l'Inps). 

Come orientarsi nella scelta? 
La risposta, come sempre, va ricercata nella reale tipologia di prestazione lavorativa posta in essere, ma soprattutto nella modalità con cui la stessa viene realizzata.


IL SOLE 24 ORE
Silvia Bradaschia e Tommaso Siracusano

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