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Lavoro e Previdenza

Archivio Approfondimenti - Canale Tematico - Azienda Fisco e Società

Provvigioni e indennità suppletiva di clientela: trattamento civilistico e fiscale-IIparte

29.11.2007 Nella seconda parte dell'approfondimento vengono esaminati gli aspetti generali dell'indennità di cessazione del rapporto e dell'indennità suppletiva di clientela. Dopo aver analizzato nella prima parte del contributo il corretto trattamento civilistico e fiscale delle provvigioni corrisposte ad agenti e rappresentanti alla luce delle modifiche intervenute nella normativa di riferimento, in questa seconda parte vengono esaminati gli aspetti generali dell'indennità di cessazione del rapporto e dell'indennità suppletiva di clientela.
1. Indennità di cessazione del rapporto
Prima di entrare nel dettaglio delle problematiche civilistico-fiscali connesse all'indennità supplettiva di clientela, al fine di dare maggior completezza a tale intervento, è bene precisare che ad ogni agente e rappresentante al momento di risoluzione del contratto con la società mandante, spetta un'indennità di scioglimento del contratto di agenzia per tutti gli anni in cui il rapporto è rimasto in vita.
Le somme che andranno a costituire l'indennità devono essere accantonate periodicamente presso l'ENASARCO in un apposito fondo denominato FIRR (Fondo indennità risoluzione rapporto).

L'indennità di risoluzione rapporto deve sempre essere riconosciuta all'agente, salvo il caso in cui lo scioglimento del rapporto da parte della casa mandante non sia imputabile allo stesso per colpa grave dovuta ad esempio a:
  • concorrenza sleale;
  • violazione del vincolo di esclusiva;
  • ritenzione indebita da parte dell'agente di somme di spettanza della casa mandante.
Le somme annualmente accantonate dalla preponente al FIRR devono essere versate all'ENASARCO nel periodo compreso tra il 1° ed il 31 marzo di ogni anno solare in riferimento alle provvigioni maturate nell'anno precedente.
A far data dal 2005 il versamento dei contributi va effettuato mediante addebito automatico sul conto corrente della casa mandante tramite procedura RID e non più mediante utilizzo del bollettino postale.
A partire dal 2002 la base imponibile per il conteggio dei contributi da versare al FIRR è stata differenziata a seconda del settore di appartenenza dell'agente e a seconda che l'attività venga svolta da agenti monomandatari con esclusiva o plurimandatari senza esclusiva.
Le tabelle di seguito allegate riepilogano le diverse casistiche di cui sopra:

Agenti monomandatari con esclusiva
Scaglioni di imponibile
Settore commercio Settore industria Settore piccola e media industria,artigianato Aliquote
Provvigioni fino ad Euro 12.395,00 Provvigioni fino ad Euro 12.400,00 Provvigioni fino ad Euro 12.400,00 4%
Provvigioni da Euro 2.395,01 ad Euro 18.592,00 Provvigioni da Euro 12.400,01 ad Euro 18.600,00 Provvigioni da Euro 12.400,01 ad Euro 18.600,00 2%
Provvigioni oltre Euro 18.592,00 Provvigioni oltre Euro 18.600,00 Provvigioni oltre Euro 18.600,00 1%


Agenti monomandatari senza esclusiva
Scaglioni di imponibile
Settore commercio Settore industria Settore piccola e media industria,artigianato Aliquote
PProvvigioni fino ad Euro 6.197,00 Provvigioni fino ad Euro 6.200,00 Provvigioni fino ad Euro 6.200,00 4%
Provvigioni da Euro 6.197,01 ad Euro 9.296,00 Provvigioni da Euro 6.200,01 ad Euro 9.300,00 Provvigioni da Euro 6.200,01 ad Euro 9.300,00 2%
Provvigioni oltre Euro 9.296,00 Provvigioni oltre Euro 9.300,00 Provvigioni oltre Euro 9.300,00 1%
2. Indennità suppletiva di clientela
L'art. 1751, c.c. stabilisce che "all'atto della cessazione del rapporto il preponente è tenuto a corrispondere all'agente un'indennità se ricorrono le seguenti condizioni:
  • l'agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziale vantaggi dagli affari di tali clienti;
  • il pagamento di tale indennità sia equo tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l'agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti".
La norma così come si presenta non è facilmente interpretabile perchè, mentre per quanto riguarda la prima serie di ipotesi, risulta evidente che il diritto dell'agente alla corresponsione dell'indennità sorge in virtù di elementi oggettivi e di carattere essenzialmente meritocratico, ossia quando l'agente ha dato un contributo effettivo all'incremento del volume d'affari, più complessa è l'individuazione indicata nella seconda ipotesi che prevede che il pagamento dell'indennità debba essere equo.
A tal fine è da ritenere che l'aggettivo "equo" si riferisca non tanto alla misura dell'indennità, quanto al fatto in sé del pagamento e che quindi l'indennità spetti sulla base di una valutazione di equità necessariamente rimessa alle parti e, in caso di controversia, al giudice, il quale dovrà tener conto di tutte le circostanze e non solo dei vantaggi di cui gode o ha goduto il preponente per l'attività dell'agente.
È bene precisare che l'indennità supplettiva di clientela dovrà essere riconosciuta anche per lo scioglimento del contratto a termine che sia stato rinnovato o prorogato.
2.1. Casi in cui non è dovuta l'indennità suppletiva di clientela
L'art. 1751, c.c., individua una serie di casi in cui l'indennità non è dovuta e precisamente:
  • quando il preponente risolve il contratto per un'adempienza imputabile all'agente, la quale, per la sua gravità, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto;
  • quando l'agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili al preponente o da circostanze attribuibili all'agente, quali età, infermità o malattia, per le quali non può essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell'attività;
  • quando ai sensi di un accordo con il preponente, l'agente cede ad un terzo i diritti e gli obblighi che ha in virtù del contratto di agenzia.
Indipendentemente dal settore di appartenenza dell'agente o rappresentante, l'indennità supplettiva di clientela non è quindi dovuta se il contratto si scioglie per fatti imputabili allo stesso.
Non si considerano tali le dimissioni dovute a invalidità permanente e totale, o successive al conseguimento della pensione di vecchiaia (ENASARCO), sempre che tali eventi si verifichino dopo che il rapporto è durato almeno un anno
2.2. L'indennità di cessazione dei rapporti di agenzia secondo le norme previste dagli accordi economici collettivi
Sulla base del nuovo accordo per il settore commercio, firmato il 26/02/2002 così come quello per il settore industria firmato il 20/03/2002 è stato previsto che l'indennità che deve essere corrisposta all'agente in caso di cessazione di rapporto debba essere composta da tre emolumenti e precisamente:
  1. indennità di risoluzione del contratto FIRR-Fondo Indennità Risoluzione Rapporto;
  2. indennità suppletiva di clientela;
  3. indennità meritocratica.
L'art. 10 dell'accordo firmato per il settore dell'industria, nonché l'art. 12 dell'AEC per il settore del commercio stabilisce infatti che "con la presente normativa si intende dare piena ed esaustiva applicazione all'art. 1751 cc anche in riferimento alle previsioni dell'art. 17, Direttiva CEE n. 86/653, individuando con funzione suppletiva modalità e criteri applicativi, particolarmente per quanto attiene alla determinazione in concreto della misura dell'indennità in caso di cessazione del rapporto, e introducendo nel contempo condizioni di miglior favore per gli agenti e rappresentanti di commercio, sia per quanto riguarda i requisiti per il riconoscimento dell'indennità, sia per ciò che attiene al limite massimo dell'indennità, stabilito dal comma 3 del predetto art. 1751 cc".

Il "miglior favore" riconosciuto agli agenti e rappresentanti consiste nel fatto che secondo l'AEC le prime due tipologie di indennità (FIRR e indennità suppletiva) devono essere riconosciute anche in assenza di un incremento della clientela e/o del fatturato in quanto rispondono ad un criterio di equità, mentre sempre sulla base di quanto definito dall'AEC l'indennità meritocratica risponde ai criteri indicati dall'art. 1751, c.c., "relativamente alla sola parte in cui prevede come presupposto per l'erogazione, l'aumento del fatturato con la clientela e/o l'acquisizione di nuovi clienti".
2.3. Indennità meritocratica
Per effetto di quanto previsto dagli AEC così come specificato al paragrafo precedente, agli agenti/rappresentanti in aggiunta all'indennità di risoluzione del rapporto, e all'indennità suppletiva di clientela è prevista la corresponsione, di un'ulteriore indennità definita "meritocratica" da riconoscersi solo nei casi in cui:
  • l'importo complessivo del FIRR e dell'indennità suppletiva di clientela sia inferiore al valore massimo previsto dall'art. 1751, c.c.;
  • nei casi in cui l'agente al momento della cessazione del rapporto abbia procurato nuovi clienti al proponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi dagli affari con gli stessi.
A tal fine, l'art. 1751, c.c., al comma 3 stabilisce che "l'importo dell'indennità non può superare una cifra equivalente ad un'indennità annua calcolata sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall'agente negli ultimi cinque anni e, se il contratto risale a meno di cinque anni, sulla media del periodo in questione".
Conseguentemente se si ipotizza che la media delle provvigioni maturate nei cinque anni di durata del mandato fosse pari ad Euro 40.000 occorre fare attenzione che la somma delle tre indennità quali:
  • FIRR;
  • indennità suppletiva di clientela;
  • indennità meritocratica;
non superi l'importo di Euro 40.000 che come detto rappresenta il limite massimo posto dall'art. 1751, c.c..

Redazione MAP
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