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Consulenza Gestionale

Gli esperti a confronto sugli standard per le Pmi

08.02.2010 Contabilità. Entro il 12 marzo i suggerimenti all'esecutivo Ue.

Può valere lo stesso set di regole contabili per la filiale italiana di una quotata estera, per una media impresa che opera sui mercati internazionali senza andare in Borsa e per la società del salumiere all'angolo? 
In assenza di un perimetro che circoscriva cosa sia una "piccola e media impresa" in Europa è quello che più o meno si sono chiesti commercialisti milanesi, piccoli e medi imprenditori che, a Milano, hanno affollato l'Auditorium di Assolombarda per l'incontro su «Ifrs for Smes» organizzato dall'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Scade il 12 marzo - ha ricordato Johannes Guigard, consigliere dell'Ordine e rappresentante italiano all'Efrag - il termine entro cui istituzioni, professionisti e imprese possono inviare suggerimenti alla Commissione Ue che sta verificando la compatibilità del nuovo standard ad hoc per le pmi con le direttive esistenti. 
«La Commissione Ue - ha chiarito Pierre Delsaux, responsabile della Dg Mercato interno a Bruxelles - non è obbligata a recepire il principio con regolamento o direttiva, come accaduto per i full Ifrs. Verificata la compatibilità con le direttive contabili IV e VII, ogni Stato potrà optare o meno per un'adozione ampia o circoscritta». Ma, secondo Delsaux, «proprio la flessibilità delle opzioni contabili che il principio mette a disposizione delle imprese, persegue obiettivi di trasparenza che prescindono dalle sue dimensioni. Semmai gli Stati possono indicare soluzioni contabili diverse in base alle dimensioni delle imprese. Senza escludere però anche le microrealtà. In ogni caso, noi dovremo intervenire sulla IV e la VII direttiva ma ci vorranno almeno tre-quattro anni». 

«Il principio è autonomo rispetto agli Ifrs per le quotate - ha spiegato Bob Garnett, membro dello Iasb di Londra che materialmente lo ha redatto - e lasciando un'ampia gamma di opzioni per gestire poste delicate, possiamo dire di aver accolto molte delle critiche provenienti soprattutto da Francia, Germania e Italia. Spetterà agli Stati identificare le imprese destinatarie e il discrimine non dovrebbe essere unicamente la dimensione ma soprattutto la qualità delle scelte operative delle aziende e delle loro transazioni con l'estero. Si può essere piccoli ma molto attivi sul mercato internazionale». Per questo, Garnett ritiene che le microimprese con un raggio di attività totalmente locale «debbano essere esentate dall'applicarlo». Tra i vari Paesi - conclude - «India e sud Africa hanno già adottato il set per le pmi e sembrano essere soddisfatti». 

Frena però Massimo Tezzon, segretario generale dell'Oic: «Lo standard Ifrs per le pmi può infatti essere un'opportunità per grandi paesi in via di sviluppo con meno rigidità contabili ed economie molto aggressive. Ma in Europa esistono imprese grandi e non quotate né costrette agli Ifrs: sono o no pmi e si lasceranno "etichettare" come tali? Lo standard non solo non tiene conto delle dimensioni delle imprese, ma neanche del loro radicamento sul territorio così come del complicato quadro che lega i risultati contabili a una complessa disciplina fiscale. Proprio le regole tributarie su cui ogni stato è sovrano rischiano di rendere disarmonica l'applicazione delle nuove regole. Per non parlare dei costi di transizione culturale e contabile inevitabili e rischiosi in un clima di crisi globale che più di altre ha colpito proprio le piccole e medie imprese».

Laura Cavestri
IL SOLE 24 ORE

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