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Garanzia per il credito

L'89% delle banche rischia furti d'identità on line

27.07.2010 Usano l'Internet banking 13 milioni di utenti.

L'Italia è al decimo posto nel mondo tra le nazioni più esposte per la produzione «di software malevolo, di spam ovvero posta elettronica "spazzatura", di siti di phising per frodi finanziarie on line e di attacchi verso altri paesi». 
Il dato emerge dal documento appena presentato sul cyber crime del Copasir-comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, relatore Francesco Rutelli, ed è tratto dai dati del World Economic Forum di Ginevra.

La relazione spiega che «il canale dell'internet banking in Italia è a oggi abilitato per un numero di clienti che supera i 13 milioni» ma, sottolinea il testo, «particolarmente allarmante è risultato, negli ultimi anni, il fenomeno del furto di identità, sotto forma di due strumenti: il phishing e il crimeware». 
La Centrale d'allarme Abi Lab nei primi mesi del 2010 ha raccolto una serie di dati 2009 su un campione di 162 istituti di credito «rappresentativi del 75% del sistema bancario italiano» e, in particolare, «dell'81,8% dei clienti on line abituali». 
Il dato allarmante è che «l'89% delle banche del campione ha dichiarato di aver riscontrato tentativi fraudolenti mirati al furto delle credenziali di autenticazione all'home banking». 
Tra i gestori delle reti critiche nazionali, la relazione segnala che Poste Italiane «ha, tra l'altro, avviato una collaborazione con l'università statale di Milano per implementare il sistema denominato "Phishing Forensic Analyzer", uno strumento di supporto alla clientela e alle vittime del phishing tramite posta elettronica». 
E Poste, inoltre, «ha avviato la costituzione di un "Centro di Eccellenza nazionale" sulla cybersecurity (Censec)».

Il sistema bancario è solo una delle cosiddette «infrastrutture critiche» che rischiano di subire danni devastanti in caso di un attacco informatico in grande stile. 
La relazione sottolinea come sia fondamentale stabilire un punto di coordinamento delle varie attività di prevenzione e contrasto - come quella svolta dalla Polizia postale, dal nucleo speciali frodi telematiche della Guardia di Finanza e dai servizi segreti - in una sede che dovrebbe essere a palazzo Chigi e, in particolare, secondo il Copasir, al Dis-dipartimento informazioni e sicurezza guidato dal prefetto Gianni De Gennaro. 
Così come viene invocata la predisposizione «di un piano di intervento che definisca il perimetro della sicurezza cibernetica italiana, definendo i ruoli e le responsabilità di tutti i soggetti responsabili della sicurezza informatica nazionale». 
Il comitato parlamentare, presieduto da Massimo D'Alema, ritiene poi «prioritario, da parte degli apparati che compongono il sistema di informazione per la sicurezza della repubblica, potenziare ulteriormente le attività legate alla controingerenza economica e finanziaria, all'intelligence economica e all'analisi delle fonti aperte. 
I primi due aspetti» sostiene il documento «sono cruciali per la tutela degli interessi del sistema economico-produttivo nazionale, reso più vulnerabile dalla interconnessione globale della rete».


IL SOLE 24 ORE
Marco Ludovico

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