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Garanzia per il credito

Un imprenditore racconta i problemi connessi alla stretta creditizia.

19.11.2008 Credit crunch: «Poco credito, non sono Zaleski».

«La richiesta di rientro non me la aspettavo. Ma è così: noi piccoli non siamo trattati come Zaleski». 
Preferisce restare anonimo questo imprenditore che lavora nel settore metalmeccanico e produce macchinari per la zootecnica. Un signor Brambilla che con il suo racconto è il simbolo di tanta altre realtà sparse per il territorio. 
Teme che parlarne pubblicamente possa poi rendergli ancora più complicata la vita (un timore che hanno in tanti). Nella sua voce, comunque, si sente un misto di preoccupazione e delusione. È tra i casi italiani che in questo momento di congiuntura negativa vanno contro corrente. 
Difficile, anche nell'area del ricco Nord-Est, trovare imprese che abbiano un 2009 pieno di ordini e contratti già firmati. 

«Non mi hanno dato motivazioni - spiega -, mi hanno detto di rientrare e basta. Non si sono presi neanche la briga di verificare la solidità dei contratti prima di prendere questa decisione. L'hanno fatto a prescindere». 
L'azienda ha fatturato circa 14 milioni nel 2007 ed è in crescita: il 2008 si dovrebbe chiudere con un aumento del 40 per cento, gli occupati sono 60, altri 200 l'indotto. 
Questo sprint è il frutto di un grande lavoro, racconta l'imprenditore: investimenti in organizzazione, macchinari, innovazione. E poi un grande sforzo di andare all'estero, in nuovi mercati, una scelta obbligata visto che la domanda interna è praticamente ferma.
Ma a quanto pare, alle banche non è importato granché: dei tre istituti di credito con cui ha rapporti, «più di uno» gli ha chiesto il rientro, anche se parziale. In tempi brevi: un paio di mesi. 
E così l'azienda ha fatto, utilizzando le risorse in cassa: non c'erano alternative. «Abbiamo potuto pagare perché siamo saldi, c'è sempre stata una gestione molto attenta dell'indebitamento e della liquidità».

Solo che ora l'azienda deve fare i conti con una scarsa liquidità. Un handicap, in una fase dove i clienti stanno ritardando i pagamenti. «Il settore non ha problemi profondi, c'è una buona solvibilità. I clienti alla fine pagano, ma certo i tempi non sono quelli di prima». 
È uno slalom continuo tra le difficoltà di ogni giorno. Tanto più che ora, continua il nostro signor Brambilla, è sempre più raro poter scontare le fatture in banca. «Vai allo sportello, spieghi la realtà dell'azienda. E qualsiasi cosa si dica, trovi davanti solo un muro». 

Il signor Brambilla non lo aggiunge: ma può essere una pericolosa conseguenza che di fronte alla carenza di soldi alla fine cominci a rallentare anche il trend di sviluppo di questa piccola impresa, che si stava giocando la sfida della crescita. 
Un rischio che corrono in molti.

Il Sole 24 Ore - Nicoletta Picchio

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